Partono per lavoro, restano lontani per anni, ma il legame con la Sardegna non si spezza. Oggi sono oltre 130mila i sardi residenti all’estero, un 8,3% degli abitanti residenti nell’isola, e più della metà torna una o più volte all’anno.
È il quadro che emerge dalla ricerca “Ripensare il rientro: strategie per una Sardegna attrattiva”, condotta da Faes (Federazione delle associazioni per la tutela degli emigrati sardi), presentata ieri alla Fondazione di Sardegna, che ha analizzato profili, motivazioni e prospettive degli emigrati sardi.
Il 70% di chi vive fuori dall’isola è in età lavorativa, e per il 23% di questi il trasferimento è legato esclusivamente al lavoro, più un 41% se combinato alla qualità della vita. I settori più colpiti sono: umanistico, economico e scientifico. Il dato più significativo riguarda le intenzioni future: circa 4 su 10 valuterebbe un ritorno. Numeri che, secondo il presidente regionale Acli Mauro Carta, restituiscono la misura di una sfida ormai non più rinviabile. «Siamo di fronte a un declino demografico che rischia di incidere profondamente sul futuro dell’isola», ha spiegato, sottolineando come il calo della popolazione attiva possa portare, nel giro di pochi anni, alla chiusura di servizi essenziali e scuole. Da qui la necessità di «costruire una strategia capace di trasformare il desiderio di rientro in una possibilità concreta».
Il confronto ha messo in luce anche il ruolo delle politiche pubbliche e dei territori. «La richiesta che emerge è chiara: servizi adeguati, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo, a partire da scuola, sanità e trasporti», ha osservato Stefano Renoldi rappresentante del Comitato regionale emigrazione e immigrazione delle Acli.
La Regione punta a rafforzare le politiche per il rientro: in arrivo il piano annuale sull’emigrazione, e la possibilità di creare un tavolo interassessoriale. «Bisogna creare motivi concreti per tornare, non azioni momentanee», avverte Pierpaolo Cicalò presidente dell’Istituto Fernando Santi: servono politiche durature che convincano i sardi all’estero a rientrare.
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