L’inchiesta

Armi e pestaggi: arrestato Baby Gang 

Il trapper accusato anche di violenze sulla ex: «Non hai diritto di parola» 

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Lecco. Neanche due settimane fa aveva detto che quella condanna, due anni e 8 mesi per ricettazione, sarebbe stata l’ultima: «Ora basta, voglio pensare solo alla musica». Ma non era così e per il 24enne Zaccaria Mouhib, che gli oltre 3 milioni di followers su Instagram conoscono come Baby Gang, si sono riaperte le porte del carcere. I primi a saperlo sono stati gli abitanti della provincia di Lecco dove sono scattagli gli arresti, svegliati dal fragore delle pale di un elicottero: la misura cautelare oltre che per il rapper è scattata per altre 8 persone tra le province di Lecco, Milano e Como.

I reati

Gestione e utilizzo di armi, anche da guerra, ricettazione, rapina, lesioni aggravate sono le accuse a vario titolo per gli indagati. Per Baby Gang si aggiungono le violenze alla compagna 22enne, costretta a lasciare il lavoro e a cancellarsi dai social per occuparsi della casa: «Tu non hai manco il diritto di parola». A forza di botte le ha spaccato il setto nasale. «Ti vai a fare male oggi, vuoi andare all’ospedale?», sono alcune delle minacce contro di lei contenute nell’ordinanza di 151 pagine firmata dal Gip di Lecco Gianluca Piantadosi. Pestaggi ripetuti, scrive il gip, perché la ragazza non gli aveva «preparato la colazione».

La passione

La nuova indagine è scaturita da un’altra che aveva portato ad un ennesimo arresto a Milano per Baby Gang lo scorso settembre, trovato in possesso di un’arma con matricola abrasa. Una passione, quella delle armi, che già in passato l’aveva messo nei guai quando gli investigatori hanno trovato un mitragliatore AK47, riconducibile alla famiglia Hetem (erano stati arrestati), utilizzato «durante le riprese di alcuni video» di Baby Gang e dell’amico e collega Simba La Rue (sta scontando condanne definitive). E sempre le armi sono al centro di quest’ennesima inchiesta.

Gli spari

Procura e Carabinieri hanno accertato nel corso delle indagini l’esistenza di un gruppo organizzato che avrebbe detenuto e fatto circolare diverse armi, usate per spedizioni punitive. Tra gli episodi più gravi contestati, un’aggressione del 2025 quando tre romeni sarebbero stati selvaggiamente picchiati dal rapper e altri cinque. Sparati «alcuni colpi in aria» con un kalashnikov nel Lecchese. Il rapper e altri sette indagati sono accusati di aver rapinato una persona per cercare di prendergli bancomat, badge e cellulare.

In Iraq

Baby Gang, scrive il gip, ha «costruito un’immagine di persona violenta, incline all’uso di armi» che ha «contribuito ad utilizzare per pubblicizzare la sua immagine pubblica di trapper», anche nei suoi video musicali. Da intercettazioni emerge che, nonostante fosse sotto regime di sorveglianza speciale, riuscì «di nascosto ad arrivare in Iraq» dove realizzò un video coi bazooka, mitra, kalashnikov. Poi postati sui social. E sarebbe anche andato in Marocco e Spagna per concerti. Dalle intercettazioni viene poi a galla l'intenzione di Baby Gang di fuggire all’estero.

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