Fronte del Sì.

Cappellacci: «Nell’urna un’occasione storica per cittadini e magistrati» 

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In questi giorni Ugo Cappellacci, già presidente della Regione e oggi deputato Fi e presidente della commissione Affari sociali, ha moltiplicato il suo Sì per venti. Tante sono le piazze del Sud Sardegna dove è andato a illustrare quella che considera «semplicemente un’occasione storica per il Paese: di riforma della giustizia si parla da decenni, lo fanno e lo hanno fatto tutte le forze politiche in modo trasversale, ma oggi abbiamo l’occasione di completare un processo iniziato da molto tempo e arrivare ad avere un giudice realmente terzo, un’organizzazione della magistratura che coniughi autonomia e indipendenza con merito e responsabilità. Vorrei ricordare che nella stragrande maggioranza dei sistemi democratici ci si basa su questi principi di garanzia degli equilibri. E allo stesso modo vorrei ricordare a chi dice che “la Costituzione non si tocca” che proprio la Costituzione prevede il meccanismo per la sua revisione».

Lei ha subito diversi procedimenti penali ed è sempre stato assolto, prescritto o archiviato: non dovrebbe esserci miglior testimonial del fatto che i giudici non sono subalterni ai Pm.

«E infatti non mi sono mai espresso contro la magistratura e anzi mi sono sempre definito la prova vivente dell’esistenza di magistrati corretti. Purtroppo nelle cronache non ci sono solo i Cappellacci: ci sono anche gli Enzo Tortora e i Beniamino Zuncheddu. E io, dopo 23 anni e una decina di procedimenti, vado in giro a dire che questa riforma va fatta per i cittadini ma soprattutto per i magistrati competenti e capaci: molti di loro magari non si esprimono, ma si augurano che il loro ordine non venga gestito con criteri correntizi».

Li stimate tanto che potranno più eleggere i loro rappresentanti.

«Ma guardi che il Consiglio superiore della magistratura non è un organismo rappresentativo. In Parlamento ci sono dei portatori di interessi, spesso confliggenti: è logico che vengano eletti. Ma il Csm dispone delle carriere e dei trasferimenti, perché non possono andarci dei consiglieri sorteggiati fra magistrati che hanno fatto tutti lo stesso concorso e che, se permette, se possono dare un ergastolo potranno sicuramente esprimersi su un trasferimento? D’altronde il sorteggio esiste già, e in ambiti solenni: vengono estratti i giudici chiamati a giudicare i ministri e il presidente della Repubblica, i giudici popolari della Corte d’Assise sono sorteggiati fra i cittadini. Guardi, io nella vita normale faccio il dottore commercialista e sono stato molte volte ausiliario di giustizia, ad esempio consulente tecnico del Pm, o del gip. Perciò so perfettamente che il nostro sistema giustizia è composto da tante persone serie e perbene. D’altra parte ben prima di Palamara c’è stato un magistrato, Piero Tony, che ha denunciato un sistema insopportabile nel suo libro “Io non posso tacere”. Ecco, io penso che domenica e lunedì sia giusto votare Sì per tutti i Piero Tony d’Italia».

Da martedì saprete tessere un minimo di dialogo? Tra “mafiosi” e “plotoni”, ve ne siete dette di tutti i colori.

«Ci sono state delle espressioni assolutamente infelici, personalmente avrei voluto che si parlasse del merito e non per slogan, ma sono fiducioso che all’indomani del voto, qualunque sia l’esito del referendum, si lavorerà per creare un clima di fiducia reciproca. Lo stesso ministro Nordio ha detto che a urne chiuse ci sarà un tavolo con i magistrati e le opposizioni, un impegno a creare un sistema che sia di garanzia per tutti. Un bene comune».

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