La vertenza.

Sit-in dei lavoratori Bekaert: «Ore decisive»  

La fabbrica di Macchiareddu a rischio chiusura: domani il tavolo al Ministero 

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L'orologio corre velocemente verso la scadenza e la tensione ad Assemini ha ormai raggiunto i livelli di guardia. A poche ore dal cruciale tavolo ministeriale previsto per domani, i lavoratori della Bekaert hanno deciso di far sentire la propria voce direttamente nel cuore della cittadina, organizzando un sit-in di protesta in piazza Sant’Andrea, vicino alla Statale 130. Si tratta dell’ennesima mobilitazione di una vertenza drammatica che sta tenendo con il fiato sospeso centinaia di famiglie sarde: una partecipazione così massiccia alle assemblee non si vedeva da almeno 25 anni nello stabilimento di Macchiareddu.

Tra gli operai il clima che si respira è cupo. Le parole dei delegati sindacali non lasciano spazio a interpretazioni: la multinazionale belga, dopo oltre mezzo secolo di produzione in Sardegna, ha deciso di staccare la spina, lasciando i dipendenti in totale precarietà. «Non parliamo di un premio di produzione, qui si tratta di vivere o morire», è il grido d’allarme.

I resoconti di un precedente vertice al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) avevano confermato la gelida rigidità della proprietà. Bekaert ha ribadito di non voler fare passi indietro, rifiutando gli incentivi messi sul tavolo da Regione e Governo per salvare il sito. Un atteggiamento vissuto come uno schiaffo al territorio, duramente condannato anche dal sindaco di Assemini, Mario Puddu: «Questo comportamento calpesta i sacrifici storici delle vostre famiglie e dell’indotto. Chiudere un sito in attivo è l’azione di avidi speculatori per cui le persone sono solo numeri». L'appoggio è giunto anche da altri esponenti della politica locale e dal consigliere regionale Gianluca Mandas, scesi, come il sindaco, in piazza per esprimere appoggio e solidarietà. Mentre i vertici dichiarano di voler restare fino alla cessione, nei reparti si consuma uno smantellamento silenzioso, tra macchinari fermi e organico ridotto dagli esodi incentivati. Sul fronte della reindustrializzazione, l’advisor Sernet ha riferito di sei manifestazioni d’interesse, ma manca ancora un piano industriale concreto. I sindacati (Fsm-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil) pretendono impegni chiari: «Bekaert va via solo se c’è un compratore pronto a subentrare. In cinquant’anni i lavoratori hanno dimostrato di volere il lavoro, non l’assistenzialismo».

Ora l’attenzione si sposta a domani. Il nuovo incontro al Mimit sarà il momento della verità.

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