Il lutto.

Le molte vite di un pensatore a schiena dritta 

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Io sono la comunicazione, diceva ai giornalisti che provavano ad accertarsi – con il rispetto dovuto a un intellettuale, con la circospezione di chi vedeva assurgere alla direzione del giornale un signore che non sbucava dal mestiere e aveva certamente consumato inchiostro per spiegare la sardità, ma non le suole per inseguire la cronaca nera - che sapesse comunicare. E in effetti il curriculum di Bachisio Bandinu è tutto nel segno della comunicazione. Orientata verso il lettore dei suoi saggi; l’ascoltatore dei suoi innumerevoli interventi a convegni, presentazioni di libri e arrejonadas ; verso chi seguiva in classe le sue lezioni di lettere - dal ’65 all’87 nell’istituto tecnico industriale di Varese, poi fino al ’97 al “Pertini” di Cagliari; verso il popolo che ogni mattina prendeva e prende la via dell’edicola per leggere l’Unione Sarda, anche se oggi spesso lo fa dal telefono e ai tempi della sua direzione ancora non lo faceva. Forse soprattutto orientata e anzi dedicata al giovane sardo, destinatario della “Lettera” che è stata uno dei suoi testi più conosciuti. Ma sarebbe imperdonabile non ricordare dalla sua produzione di antropologo, opinionista e militante almeno anche “Costa Smeralda. Come nasce una favola turistica”, “Narciso in vacanza. Il turismo in Sardegna tra mito e storia”, “Il re è un feticcio”, scritto con Gaspare Barbiellini Amidei, poi - rivisitazione in tempi digitali – “Lettera a un giovane sardo sempre connesso” e il suo ultimo titolo, “Domani è un altro mondo”, scritto due anni fa con Matteo Porru.

Nato a Bitti nel 1939, laureato in lettere e filosofia a Cagliari nel 1967, tesi su Antonio Fogazzaro e il modernismo, nel 1971 Bachisio Bandinu si diploma in giornalismo alla scuola superiore delle comunicazioni sociali della Cattolica, a Milano. L’anno dopo è iscritto all’ordine dei giornalisti della Lombardia, nel 1987 migrerà in quello della Sardegna. E nell’Isola c’è l’incontro con la scuola cagliaritana di antropologia, quella di Ernesto de Martino e Alberto Mario Cirese, un rapporto denso quanto quello intrecciato oltremare con Barbiellini Amidei. Le pubblicazioni aumentano, con esse arrivano riconoscimenti come il “Funtana Elighes” ottenuto nel ’93, la direzione prima politica e poi editoriale dell’Unione Sarda fra il 1999 e il 2001, la presidenza della fondazione Sardinia. Tra i primi a piangere un conoscitore raffinato e appassionato della Sardegna e dei suoi lavoratori spiccano Cisl Sardegna, Confagricoltura e Coldiretti. La presidente della Regione, Alessandra Todde, lo ricorda come «un intellettuale raro, voce libera e profonda della nostra cultura». E poi: «Mi mancheranno le nostre conversazioni e i confronti, a volte duri ma sinceri, di chi voleva sempre il bene della sua terra e dei sardi». Da Bitti, la sua cittadina, il sindaco Giuseppe Ciccolini esprime cordoglio «per la scomparsa di Bachireddu Banninu, come lo chiamavamo tutti in paese- A Bitti rientrava spesso e non mancava mai agli appuntamenti culturali e politici più importanti. Un legame straordinario e al contempo generoso con le sue origini che ha sempre fatto da spunto alle sue analisi e riflessioni». E Piero Comandini, presidente del Consiglio regionale, rende omaggio a «un insigne intellettuale, profondo conoscitore della cultura e delle tradizioni della Sardegna, ma una persona retta, schietta e lucida che ha saputo coniugare l’amore per la propria terra con l’analisi anche critica dei fenomeni che hanno coinvolto l’Isola».

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