Il focus.

Separazioni, si litiga di meno in tribunale 

Aumentano gli accordi consensuali tra ex coniugi, il 60% trova un’intesa  

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In città circa un matrimonio su tre tende a sciogliersi nel corso della vita coniugale, ma in compenso si litiga meno e – in alcuni casi – si riesce a chiudere la vertenza in poco più di un mese senza strascichi di rancore, rabbia o sofferenza per i protagonisti e, soprattutto, per i figli. Merito delle soluzioni consensuali delle cause promosse che, ormai da qualche anno, sono sempre più numerose. In sintesi, l’ultimo anno si è registrato un calo netto dei procedimenti familiari (-24,6% circa, da 1.113 a 839) e una tendenza verso soluzioni consensuali, con una forte diminuzione dei contenziosi. In compenso, però, quando si litiga – e si litiga ancora moltissimo – si rischia di farlo per anni, con procedimenti che spesso sfociano nel penale e con battaglie durissime a suon di cause che, in vari casi, mettono in mezzo anche i bambini. Il tutto solo per ottenere pochi spiccioli in più o in meno di mantenimento, oppure per questioni di principio.

La situazione

«Il mondo delle separazioni è variegato», spiega l’avvocata Maria Donata Concas, «Si è riposta molta speranza nella riforma Cartabia che, almeno in teoria, avrebbe dovuto porre al centro il minore. Non sempre questo accade, anzi, a volte si entra una spirale senza uscita, tra l’intervento dei Servizi Sociali, la nomina del curatore per i minori e i percorsi di sostegno alla genitorialità più o meno efficaci. Tutti questi strumenti, utilissimi sulla carta, a volte diventano un boomerang verso il genitore più responsabile». Gli avvocati lo dicono subito: nessun percorso è possibile se non c’è la volontà di mettersi in gioco superare i propri personali interessi. «Lo stesso concetto di bigenitorialità, che in astratto garantisce la presenza nella vita del minore di entrambi i genitori», prosegue l’avvocata, «viene svuotato di ogni significato se non si comprende che il fulcro è l’effettivo benessere e cura del minore, non un semplice assetto economico. Tutto ciò rende difficoltoso trovare un accordo». In poche parole: il segreto di una buona separazione, e poi di un buon divorzio, sta nell’accordo, non nella guerra.

Numeri confortanti

Per il periodo primo luglio 2024 al 30 giugno 2025, il Tribunale di Cagliari ha registrato una riduzione delle sopravvenienze nel settore famiglia del 2,83% rispetto all’anno precedente. Ancora più significativo è il dato sui procedimenti di famiglia complessivamente iscritti: si è passati dal 1.113 dell’anno precedente a 839 dello scorso anno. La diminuzione è dovuta soprattutto al calo dei contenziosi, passati da 825 a 504, mentre sono aumentati i procedimenti di volontaria giurisdizione e i ricorsi congiunti. Il dato positivo arriva dagli accordi: circa il 60% dei procedimenti familiari si chiude con conclusioni congiunte delle parti. In sintesi, nelle aule del Tribunale l’ultimo anno ha mostrato un calo netto delle cause con una tendenza verso soluzioni consensuali.

«Il contenzioso relativo alla frattura dell’unione coniugale si caratterizza per l’elevato grado di conflittualità», conferma Tiziana Frongia, consigliere dell’Ordine forense, «Assai frequentemente i coniugi, o almeno uno di loro, perdono di vista la concretezza della propria posizione, irrigidendosi su questioni che essi avvertono come di principio e alle quali finiscono per attribuire, nell’economia della gestione complessiva della vertenza, un peso sproporzionato rispetto al valore economico o al rilievo personale». L’esempio classico è il mancato raggiungimento dell’accordo sulla separazione o sul divorzio per una modesta divergenza dell’assegno, o per una minima divergenza nello spazio di tempo da riconoscere al cosiddetto diritto di visita dell’altro genitore. Il feticcio della “questione di principio”, ancor più che i rapporti tra i coniugi separati o ex-coniugi divorziati, danneggia, purtroppo, soprattutto i figli». Ancora troppo spesso, nelle aule del Tribunale e negli studi legali, si assiste a un drammatica sovrapposizione tra il conflitto coniugale e le questioni genitoriali. «L’incapacità di raggiungere accordi nelle cause di famiglia», ribadisce Sara Zucca, civilista e consigliere dell’ordine, «è quasi sempre il sintomo di una sofferenza non elaborata dal coniuge che subisce la richiesta di separazione. Ciò lo vedo soprattutto quando la fine del matrimonio è determinata dall’infedeltà. Il numero delle consensuali è cresciuto perché dietro c’è un lavoro immane degli avvocati, di mesi e talvolta di anni, per arrivare davanti al giudice con un accordo confezionato. Per gli avvocati agire come facilitatori del dialogo, al fine di disinnescare il conflitto, è un compito tutt’altro che semplice perché si tratta di far capire ai rispettivi clienti che occorre separare il rancore personale dal proprio futuro e da soprattutto da quello dei figli».

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