Milano. Una decina di righe scritte a penna su un foglio: annotazioni con correzioni a una bozza della richiesta di archiviazione per Andrea Sempio poi recepite nell’istanza definitiva degli allora pm. Era il 2017. L’appunto trovato lo scorso ottobre nell’ambito delle nuove indagini della Procura di Pavia per l’omicidio di Chiara Poggi si trovava all’interno di un fascicolo del Nucleo informativo dei carabinieri di Pavia: un ufficio che non aveva delega per le vecchie indagini a carico del 38enne. Il sospetto è grave: qualcuno, pur non essendone incaricato, ha svolto accertamenti sulla vecchia inchiesta e potrebbe aver influenzato il giudizio degli inquirenti. Per rintracciare l’autore delle annotazioni, i magistrati guidati dal procuratore capo Fabio Napoleone hanno trasmesso gli atti alla Procura di Brescia, che indaga nel filone sulla presunta corruzione che potrebbe avere portato a quella chiacchierata e rapidissima archiviazione.
Gli atti fotografati
Nell’appunto si legge che il procedimento di dieci anni fa “trae origine da un esposto a firma” della madre di Alberto Stasi, arrivato il 20 dicembre 2016 “alla Procura generale presso la Corte d’Appello di Milano e da questa trasmesso per competenza territoriale a questa Procura”, ossia Pavia. “In tale esposto – si legge – alla luce di talune investigazioni difensive affidate a una società privata venivano segnalati indizi di colpevolezza per l’omicidio di Chiara Poggi a carico di soggetto diverso” da Stasi, ovvero Andrea Sempio.
Il ritrovamento è avvenuto nel corso degli accertamenti disposti dopo la scoperta che il 24 dicembre 2016, quando la prima inchiesta su Sempio era stata aperta da appena un giorno, Maurizio Pappalardo, allora comandante del Nucleo e di recente condannato per corruzione e stalking nel caso “Clean 2”, avrebbe fotografato alcuni atti col telefono dalla scrivania dell’allora procuratore aggiunto Mario Venditti. Le foto, si legge nelle carte della nuova inchiesta, sarebbero state scattate dopo che Pappalardo aveva “ricevuto insistenti messaggi che lo richiedevano in Procura da parte di Antonio Scoppetta”, maresciallo dei carabinieri a Pavia, anche lui condannato nell’ambito di “Clean 2”.
Quelle foto non sono state trovate al Nucleo informativo, dove invece gli investigatori hanno scoperto l’esistenza di “un fascicolo P (permanente)” su Sempio, aperto il 25 marzo 2017, pochi giorni dopo l’archiviazione dell’inchiesta da parte del gip. All’interno del fascicolo sono stati trovati, oltre al decreto di archiviazione del gip, una bozza della richiesta di archiviazione con appunti manoscritti – alcuni riportati nel testo – e un foglio “spillato” che precedeva la prima pagina.
Nel foglio compare un errore: Stasi viene chiamato Andrea e non Alberto. Tuttavia, le “correzioni” annotate, prive “di data e firma”, sarebbero poi state recepite nell’istanza definitiva dei pm. Il Nucleo informativo, si legge, non aveva “titolo per disporre del provvedimento in bozza”. La Procura segnala ora che “sull’autore della scritta a mano” sono in corso accertamenti a Brescia, nel filone Garlasco sulla corruzione in atti giudiziari, dopo la trasmissione delle carte su questo “giallo degli appunti” il 22 ottobre scorso.
I soldi dei Poggi
Intanto, tramite il loro avvocato Gian Luigi Tizzoni, i genitori di Chiara Poggi si dicono pronti a restituire i soldi – bloccati su un conto corrente e mai utilizzati – versati loro da Alberto Stasi, qualora dalla nuova inchiesta emergesse l’innocenza di quest’ultimo, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere, di cui 10 e mezzo già scontati.
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