Salvaguardia non ne vedono gli ambientalisti. E il Piano di accelerazione varato dalla Giunta regionale lo hanno contestato con una serie di rilievi. Il documento indica le aree in cui gli impianti verdi possono trovare una corsia preferenziale. Una procedura ultra rapida che ingloba la realizzazione delle stazioni di stoccaggio.
Il Piano è stato adottato lo scorso marzo e troverà applicazione una volta superata la Vas, la valutazione ambientale strategica. È contestualmente all’apertura di questa procedura, con la pubblicazione del documento, che enti locali e portatori di interesse hanno presentato osservazioni per chiedere correttivi.
Per gli ambientalisti del Grig, lo strumento programmatorio regionale è intanto carente sotto il profilo delle Sin, i siti di interesse nazionale, aree industriali inquinate che lo Stato ha censito costruendo un percorso ad hoc di bonifica. Ma il Piano sardo non prevede che i Sin «debbano essere prima risanati e solo in seguito utilizzati ai fini della produzione energetica».
Ancora: l’applicazione di un’analoga strategia operativa viene sollecitata «per i siti contaminati da amianto» e attualmente nell’Isola «sono 1.706». C’è poi il fronte cartografico: per gli ambientalisti la documentazione allegata alla delibera 10/14 è «meramente indicativa».
Sollecitata inoltre «l’indicazione di limiti massimi insediativi nelle singole zone di accelerazione, per evitare alterazioni climatiche locali».
È stata chiesta, per concludere, «la certificazione d’invarianza idraulica: diversamente aumenti il rischio di impermeabilizzazione dei suoli e di alluvione».
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