Nel mirino il tetto di 6,2 gigawatt assegnato dal Governo: «Numeri da rivedere»

«La Sardegna già produce più energia del necessario» 

Lai (Pd): una quota enorme della transizione è sulle spalle dell’Isola Piga (FdI): il Campo largo ha sottovalutato il problema, serve equilibrio 

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Poche righe, dentro una nota stampa più grande. Una sintesi che nel Campo largo, sul fronte delle rinnovabili, vale un esercizio di onestà intellettuale. «La Sardegna – ha scritto giorni fa il deputato dem Silvio Lai – sta già sostenendo una quota enorme della transizione energetica italiana, producendo più di quanto serva all’Isola e più di quanto sia esportabile con le attuali infrastrutture del Sapei e del Sacoi (i cavi sottomarini di trasmissione)». Insomma, una certificazione dell’assalto su cui il centrodestra prende posizione per imputare alla presidente Alessandra Todde «la perdita di tempo con leggi inutili», ciò che «ha esposto la Sardegna alla speculazione». Di certo, è una decisione del Governo nazionale, contenuta nel decreto Pichetto Fratin, l’assegnazione dei 6,2 gigawatt di rinnovabili, a cui la Giunta sarda non si è mai opposta.

Quadro d’insieme

Lai, con quella fotografia sulla transizione nell’Isola, stava rispondendo al ministro Adolfo Urso che, a sua volta, chiedeva alla Regione di velocizzare i progetti “verdi”. Anche attraverso quel Piano di accelerazione approvato dalla Giunta Todde con la delibera 10/14 del 4 marzo scorso, una strategia energetica finita sotto il tiro degli ambientalisti del Grig per una serie di lacune normative, col rischio di minare «la tutela del territorio». Tutte posizioni che continuano a far emergere un quadro di profonda incertezza, aggravato, secondo il parlamentare del Pd, «dai ritardi nella realizzazione del Tyrrhenian Link». Ovvero, la nuova infrastruttura per la trasmissione di energia che «per il Governo – ricorda Lai – doveva essere strategica» e di cui la Regione ne ha comunque sostenuto la procedura autorizzativa.

Primo affondo

Per Fausto Piga, vicecapogruppo di FdI in Consiglio, il fuoco incrociato sull’asse Cagliari-Roma rivela «innanzitutto le sottovalutazioni del Campo largo: non si può dimenticare che all’indomani dell’assegnazione dei 6,2 gigawatt, nei Cinque Stelle andavano dicendo che tutta quella potenza si sarebbe potuta installare sul 2% della Sardegna. Si tratta di una previsione che, a parer mio, andrà rivista, ma soprattutto la presidente Todde deve spiegare ai cittadini come intende mettere in equilibrio la transizione energetica, la salvaguardia del paesaggio e gli interessi legittimi di territori, famiglie e imprese». Per Piga «nulla di tutto questo è stato fatto sinora: in questi anni abbiamo solo assistito alle chiacchiere della governatrice, avvezza a dire no a tutto, dalla dorsale del gas al nucleare».

L’altra posizione

In linea teorica, alla maggioranza ogni passaggio sembra chiaro. «La transizione energetica – dice Antonio Piu, assessore ai Lavori pubblici e segretario di Avs in Sardegna – ha senso se nel breve e medio periodo porta alla totale decarbonizzazione, generando anche vantaggi concreti per comunità, famiglie e imprese. Ha senso se significa impianti fotovoltaici ed eolici, comunità energetiche e misure sul risparmio, il tutto nel pieno rispetto del paesaggio e con la partecipazione dei territori». Per Piu le rinnovabili sono da sostenere «ma con regole, equilibrio e rispetto dell’identità dei luoghi». Per l’assessore non può succedere che «decisioni, benefici e programmazione restino altrove: la Sardegna deve decidere la propria transizione, non subirla».

I rilievi

Ugo Cappellacci non sta né con Lai né con Piu: «Difficile concordare con chi è affetto dalla sapienza ex post. Hanno tutte le soluzioni in mano quando sono all’opposizione, ma nessuna azione concreta e coerente quando spetta a loro governare».

Da presidente della Regione, il parlamentare di Forza Italia ricorda di «aver proposto una legge che riservava alla Sardegna le quote residue disponibili. Alcune società energetiche impugnarono il provvedimento. Detto questo, la nostra posizione è a favore delle rinnovabili in termini di principio, ma con regole certe e chiare sulle localizzazioni degli impianti per non sfregiare un patrimonio culturale e paesaggistico unico al mondo. Purtroppo questa maggioranza non mi pare che stia facendo quanto necessario per poter disporre di strumenti di garanzia di questo tipo. La scelta di non scegliere e fare difese d’ufficio non accompagnate da azioni efficaci, lascia il territorio senza protezione». Un patto sardo anti-speculazione oggi non è immaginabile. Troppe le distanze tra schieramenti.

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