Taranto.

Bracciante ucciso, preso il sesto giovane Centinaia in piazza 

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Taranto. Sarà affidato martedì al medico legale Roberto Vaglio il compito di effettuare l'autopsia sul corpo di Bakari Sako, il 35enne bracciante maliano ucciso all'alba del 9 maggio scorso nella città vecchia di Taranto. Per l’omicidio, aggravato dai futili motivi, sono indagati in concorso un 20enne, un 22enne e quattro minorenni tra i 15 e i 16 anni, fermati nei giorni scorsi dalla Polizia.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la vittima sarebbe stata accerchiata e picchiata senza un particolare motivo. Un 15enne (ne compirà 16 nei prossimi giorni) avrebbe colpito la vittima con tre coltellate all'addome e al torace. L’incarico dell'autopsia sarà conferito dal procuratore facente funzioni del Tribunale per i minorenni Daniela Putignano.

Intanto, il gip del tribunale ordinario Paola Morelli non ha convalidato il fermo del 20enne Fabio Sale, che ha rilasciato solo una breve dichiarazione spontanea sostenendo di non aver preso parte ad alcun pestaggio, ma contestualmente ha emesso nei suoi confronti l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Ieri è stato arrestato il sesto componente del branco, Cosimo Colucci, 22 anni, detto Mimmo: la sua posizione sarebbe stata definita attraverso una nuova analisi delle immagini registrate dalle telecamere di un hotel e di un bar. Gli investigatori sostengono di aver riconosciuto Colucci «senza ombra di dubbio» confrontando abbigliamento e tratti somatici. Determinante, secondo gli atti, anche una conversazione captata in Questura dalla Squadra Mobile tra la sorella di uno dei minorenni fermati e un testimone che avrebbe riferito di aver riconosciuto «tutti quelli che stavano» in piazza Fontana, aggiungendo però che tra le fotografie mostrate dagli investigatori mancava «Mimmo».

Ieri nella piazza dov’è avvenuto l’omicidio si è tenuto un sit-in. Alcuni connazionali di Bakari Sako hanno esposto uno striscione con lo slogan “La violenza non ha colore”. Centinaia le persone presenti, nonostante la pioggia, con una folta rappresentanza della comunità africana e adesioni del mondo associativo, sindacale, studentesco, religioso e culturale. «Taranto – hanno gridato – non può restare in silenzio».

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