Il tempo del pericolo può diventare anche il tempo del risveglio europeo. Nel municipio neogotico di Aquisgrana, dove è stato insignito del Premio Carlo Magno, Mario Draghi lancia un nuovo appello all’Europa: gli Stati Uniti non sono più il partner stabile di un tempo e il continente deve prepararsi a camminare da solo. «Per la prima volta a memoria d’uomo siamo davvero soli, insieme», ha detto davanti ai leader europei, mentre Trump e Xi Jinping consolidano un nuovo bipolarismo e il Pentagono annuncia il ridimensionamento della presenza militare americana in Europa.
Per Draghi la strategia europea basata su negoziato e apertura commerciale non basta più. Il partner americano è diventato «più conflittuale e imprevedibile» e l’Europa deve imparare a rispondere con maggiore fermezza. Anche la sola diversificazione commerciale, promossa da Bruxelles e Berlino, secondo l’ex presidente della Bce produrrebbe effetti limitati e rischierebbe di trasformarsi in «assenza di decisione».
Diagnosi severa
La diagnosi sull’Unione è stata severa: ritardi sul mercato unico, dipendenze strategiche, debolezza tecnologica ed eccessiva esposizione alla domanda estera. Per Draghi servono insieme mercato unico, politica industriale comune e sostegno alla domanda interna, in un vero “Made in Europe”. Su energia e difesa, ha aggiunto, l’Ue deve restare aperta anche al debito comune.
Federalismo pragmatico
La risposta passa inoltre dalla difesa comune. Draghi ha chiesto una struttura di sicurezza europea complementare alla Nato, capace di reagire subito a eventuali minacce contro uno Stato membro. Come? Superando il vincolo dell’unanimità e adottando un «federalismo pragmatico» che permetta a gruppi di Paesi di avanzare più rapidamente nell’integrazione. Un passo necessario: nessun Paese europeo può difendersi da solo.
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