Il caso

L’autopsia per sciogliere il mistero 

Ieri sera una fiaccolata per ricordare Mauro Zuncheddu e sostenere la famiglia 

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Un ragazzo di 23 anni morto improvvisamente in corsia, una famiglia e una intera comunità distrutte dal dolore, medici e infermieri di un ospedale, quello di Tempio, affranti e increduli per la tragedia: la storia di Mauro Zuncheddu è tutto questo e con il passare delle ore l’angoscia diventa sempre più insopportabile. «Non sappiamo di cosa è morto Mauro»: è questa la frase che da lunedì ripetono i genitori. Ed è la domanda che, per conto della famiglia Zuncheddu, è stata rivolta alla Procura di Tempio: perché un ragazzo ricoverato in ospedale per una polmonite si accascia a terra improvvisamente e muore?

La richiesta

Insieme al collega Andrea Maurelli l’avvocato Salvatore Deiana assiste i Zuncheddu: «Questo è un caso complesso e doloroso. Mettiamoci nei panni dei genitori di Mauro, sentono il figlio in ospedale, ci parlano, poi arriva la notizia terribile. Adesso vogliono sapere», spiega. I due legali avevano presentato un’istanza sollecitando l’autopsia sul corpo del ragazzo di Luras. Ieri la pm Milena Aucone ha disposto gli accertamenti e oggi sarà affidato l’incarico agli specialisti Francesco Serra e Andrea Balata: è probabile che le operazioni vengano effettuate lunedì prossimo. Il fascicolo penale per ora è a carico di ignoti, l’ipotesi indicata nelle notifiche alle parti è morte come conseguenza di altro reato. Ma il tema rilevante non è il reato contestato, quanto la domanda alla quale dovranno rispondere i consulenti della pm Aucone: perché è morto Mauro Zuncheddu. La magistrata ha dato ai suoi consulenti anche strumenti investigativi ulteriori, potranno chiedere l’esibizione dei documenti in ospedale e negli uffici dell’Asl di Olbia.

L’Arma in corsia

I Carabinieri della Compagnia di Tempio sono entrati in ospedale almeno due volte da lunedì mattina, il giorno della tragedia. Sono stati acquisiti dati e informazioni sul percorso ospedaliero del paziente dalla sera del 7 maggio e ora è possibile ricostruire i fatti con una certa precisione. Mauro Zuncheddu aveva una polmonite, il dato è certo. Lo dicono i certificati medici che attestano l’esito degli esami diagnostici effettuati dalla mattina dell’8 maggio, dopo il ricovero, nel reparto di Medicina dell’ospedale di Tempio. Il dato è rilevante, la patologia era stata diagnosticata, non si parla di sintomi da inquadrare e interpretare. Il ragazzo arriva al Paolo Dettori la sera del 7 maggio, il giorno prima del ricovero. Dice di avere dolori al petto, i medici gli suggeriscono di sottoporsi immediatamente a esami, addirittura di recarsi a Olbia per una Tac. Il paziente rientra a casa per qualche ora e la mattina dell’8 maggio è in ospedale a Tempio per gli esami prescritti. La Tac conferma la polmonite e Mauro Zuncheddu viene sottoposto a una terapia che si rivela efficace, perché le sue condizioni migliorano. Ma lunedì mattina il ragazzo si accascia a terra e nonostante i tentativi di salvarlo, muore ancora prima di raggiungere l’ambulanza che lo avrebbe portato a Olbia in Terapia intensiva.

Perché è morto? Lo ha ucciso un’embolia polmonare? L’esito tragico poteva essere previsto e il malore affrontato diversamente? La diagnosi di polmonite è corretta, completa? Le domande alle quali dovranno rispondere i medici legali sono tante. Ieri sera Luras ha salutato Mauro con una fiaccolata. Il ragazzo non mancava mai alle partite del Lauras calcio, la società ha scritto: «Ciao guerriero, continuerai a cantare con noi, ovunque tu sia».

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