L’accordo ieri a Sartène per avere una voce unica a Bruxelles: «Non siamo le periferie da sacrificare all’assalto»

Sardegna-Corsica, patto contro l’offshore 

Il mare delle due Isole minacciato da 434 turbine. Pili: «Uno sfregio al Mediterraneo» 

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Una carta comune Sardegna-Corsica. Perché sia argine contro l'assalto dell'offshore. La speculazione energetica è messa alla porta. Da ieri esiste un Patto tra le due isole, siglato a Sartène da Mauro Pili e Paulu Felici Benedetti. L’ex presidente della Regione e il sindaco indipendentista. Perché nelle Bocche di Bonifacio, dove l’Italia diventa Francia e viceversa, 434 pale galleggianti «minacciano mare, coste ed ecosistema». Sono 7,2 gigawatt, ben oltre i 6,2 assegnati alla Sardegna prima dal Governo Draghi e poi da quello Meloni in base al Green deal targato Bruxelles. Ovvero, il piano d’azione che vuole trasformare l’Europa nel primo continente a impatto climatico zero, dove le emissioni di Co2 verrebbero naturalmente compensate entro il 2050. «Al prezzo della devastazione, però».

Tutte le carte

Il via libera di ieri, nel municipio del Comune corso, una cinquantina di chilometri da Bonifacio, naviga nello stesso mare dell'Ue: visto che la Commissione di Ursula von der Leyen impone i diktat di produzione, lì è indirizzata l'opposizione ai progetti. E sono otto quelli che ricadono nelle Bocche comuni. Sul lato est, Olbia per intenderci, i progetti si chiamano Nurax Wind, Poseidon, Tibula energia e Sardinia North-east. Sono 250 pale per 4.445 megawatt. Dall’altra parte, sul versante ovest, ecco Sardinia North-west, Mare Sardegna, Alg e Mistral che valgono 184 aerogeneratori e una potenza installabile di 2.760 megawatt.

Le ragioni

«Non è pensabile – hanno detto ieri Pili e Benedetti – l'assenza di una pianificazione condivisa», cioè «la logica delle autorizzazioni nazionali, a pezzi, a fronte di un effetto sistema che i parchi offshore creano». Da Sartène la rotta è emersa netta. Chiarissima. «Queste distese di pale alte centinaia di metri trasformerebbero un angolo di paradiso in una zona industriale a mare. Sarebbero colpiti la biodiversità, le rotte dei cetacei, la pesca, la nautica da diporto e l’intero sistema turistico delle due isole. Verrebbe compromessa anche la sicurezza della navigazione lungo il collegamento marittimo tra est e ovest del Mediterraneo, garantito proprio dallo stretto tra Sardegna e Corsica». Pili è ancora più incisivo: «L’assalto eolico minaccia un unico ecosistema naturale, ambientale, economico e umano. Il mare tra le nostre isole non divide due popoli: li unisce. Per questo motivo la risposta deve essere comune, immediata e senza ambiguità».

Gli obiettivi

Il patto Sardegna-Corsica vuol essere «una voce in Europa, forte e unita nei confronti di Roma, Parigi e Bruxelles». Basi gettate da Sartène a una «governance permanente, un tavolo stabile di coordinamento tecnico, giuridico e ambientale». I fronti ovest ed est delle Bocche «devono essere trattati come corridoi strategici di emergenza». Per Pili, attivista e giornalista d'inchiesta, «Sardegna e Corsica non sono due periferie da sacrificare sull’altare della speculazione energetica. Sono due Nazioni, unite dallo stesso mare, dalla stessa storia e dalla stessa responsabilità: adesso vanno difese da un assalto industriale senza precedenti». Benedetti si sta muovendo pure nell’Assemblea regionale corsa, da capogruppo degli indipendentisti di “Core in fronte”: il 2 ottobre voteremo in Aula il no all'offshore». Pili chiude così: «Nel mare sardo è già stato approvato l'Ichnusa wind power tra Carloforte e Porto Flavia. Non possiamo permettere che lo stesso sfregio venga imposto anche alle Bocche. Sarebbe una ferita irreversibile nel cuore del Mediterraneo».

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