Antonio Nicaso conosce bene le organizzazioni criminali per averne studiato comportamenti ed evoluzione. Docente universitario, da molti anni vive e lavora tra Canada e Stati Uniti. Insieme al magistrato Nicola Gratteri ha scritto libri sulle mafie, alcuni dei quali sono diventati best seller, e insieme al procuratore di Napoli incontra spesso gli studenti per offrire utili basi di conoscenza su quanto la criminalità organizzata sia pericolosa per il tessuto sociale, la convivenza civile e sia in grado di inquinare e devastare il contesto economico. «La vera sfida – sottolinea spesso Gratteri – è educare i giovani alla legalità, insegnare che c’è un’alternativa alla violenza e alla criminalità».
Sui rischi legati all’arrivo dei cento detenuti in regime di 41 bis in Sardegna Nicaso spiega che «il carcere non crea da solo infiltrazione mafiosa. L’infiltrazione nasce quando una rete criminale incontra un territorio vulnerabile e trova controlli insufficienti». Ma perché di nuovo la Sardegna? «C’è un dato geografico, è un’isola che ha già ospitato boss della mafia all’Asinara, dopo il tragico periodo delle stragi, a Badu ‘e Carros e recentemente a Bancali . Ricordo che il 41 bis nasce proprio per cercare di isolare i detenuti rispetto al mondo esterno».
Qual è il rischio reale?
Non è rappresentato dai boss dentro le celle. Può svilupparsi all’esterno attraverso familiari, prestanome o sodali che si stabiliscono nel territorio e cominciano a fare investimenti e affari. Il pericolo non è da escludere. Ho letto che il procuratore generale di Cagliari Patronaggio ha richiamato il pericolo di investimenti immobiliari e nel campo del turismo. Occorre controllare i movimenti di capitale e in particolare gli acquisti nel settore immobiliare.
Chi sono i detenuti trasferiti in questi giorni nel carcere di Uta?
Se vuole sapere a quale mafia appartengono, alla vecchia o alla nuova, le rispondo che non credo a queste classificazioni. Cambiano soltanto le strategie criminali. Fatta questa precisazione bisogna dire che i detenuti che vengono trasferiti in Sardegna sono figure apicali della criminalità organizzata e sono individui condannati per associazione mafiosa. Si tratta di soggetti che hanno una certa caratura criminale. A me risulta che siano presenti esponenti di primissimo piano della 'ndrangheta.
In questa vicenda qual è l’aspetto più preoccupante per la Sardegna?
La Sardegna non deve essere considerata solo un contenitore penitenziario. Penso che sia necessario dare risposte alle legittime preoccupazioni della popolazione sarda che in questi giorni vengono manifestate con una certa forza.
Quali risposte?
Occorre dare concrete risposte operative. L’isolamento non basta per neutralizzare i detenuti sottoposti a regime speciale. Bisogna rafforzare gli apparati investigativi, questo è un punto essenziale. Perché solo così è possibile fare indagini accurate sugli spostamenti di denaro e sugli investimenti delle persone che si spostano in Sardegna nell’ambito delle relazioni che hanno con i detenuti al 41 bis. (Ma.Ra)
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