L’appello.

«Altrove stanno decidendo come occupare il nostro mare» 

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«Il sistema che stringe le Bocche». È questo il titolo di una slide che accompagna il Patto anti-speculazione siglato ieri da Sardegna e Corsica. Segue l’elenco degli otto progetti, pala per pala, megawatt per megawatt, che condannano il mare delle due isole a un destino industriale contro cui hanno puntato la prua l’ex governatore Mauro Pili e il leader indipendentista Paulu Felici Benedetti. Ma di quella lista sono due i progetti che danno più da pensare. Il Nurax wind e il Poseidon.

Le ragioni della preoccupazione è Pili stesso che le spiega. L’uno e l’altro «hanno raggiunto uno stadio procedurale avanzatissimo. Per entrambi è stato attivato anche il processo di consultazione transfrontaliera con la Francia, considerati i possibili effetti ambientali sulla Corsica e sull’intero sistema marino delle Bocche di Bonifacio. Nurax e Poseidon sono due progetti che rischiano di essere approvati», è la sottolineatura. Lo sviluppo del primo, da 462 megawatt, fa capo a GreenIt, una joint controllata sia da Eni, per il tramite di Plenitude, che dal Gruppo Cassa depositi e prestiti; la stessa società dell’Ente nazionale idrocarburi è anche dentro il secondo progetto, da 1.008 megawatt.

Da qui «la proposta di una mobilitazione sardo-corsa, capace di svilupparsi contemporaneamente sul piano istituzionale, politico e civile». Pili la dice diretta: «Non possiamo accettare che si continui a decidere altrove per occupare il nostro mare. Serve una valutazione complessiva e cumulativa di tutti i progetti previsti sui due versanti delle Bocche di Bonifacio. Non si può esaminare ogni impianto come se fosse isolato dagli altri e dal contesto ambientale, paesaggistico e marittimo nel quale viene calato». Con il Patto di Sartène, Pili e Benedetti hanno condiviso anche la cornice programmatoria dell’azione comune: «La transizione energetica non può diventare il pretesto per sacrificare i territori insulari e consegnare i loro mari agli interessi delle grandi società energetiche. Le scelte devono essere condivise con i popoli che vivono questi territori e devono rispettarne l’ambiente, l’economia e il diritto al futuro». ( al. car. )

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