Camera.

Salvini punta sulla sicurezza 

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Se doveva essere un banco di prova per misurare la forza dei cosiddetti “vannacciani” in Parlamento, il risultato non è stato clamoroso, anche se qualche segnale è emerso durante il voto sulla risoluzione di maggioranza a sostegno di Kiev. Nelle analisi interne alla Lega, le sette assenze alla Camera e i due voti contrari sono considerati “fisiologici distinguo”. Al momento, spiegano fonti del partito, il tema Ucraina non è tra le priorità di Matteo Salvini, perché il conflitto sembra in fase di conclusione; l’attenzione è tutta sul pacchetto sicurezza, con il vicepremier che insiste sul potenziamento di “Strade sicure”.

Una risoluzione dei deputati leghisti in commissione Difesa era all’ordine del giorno ma la seduta è stata rinviata: forse per prassi, forse per la pressione di deputati desiderosi di chiudere la settimana anticipatamente. Il rinvio ha evitato possibili tensioni parlamentari mentre Giorgia Meloni era in Giappone.

La Lega ribadisce però che non arretrerà sulla richiesta di aumentare i militari impegnati in “Strade sicure”, trovando appoggio anche da FI. Antonio Tajani ha spiegato che, fino a quando non ci sarà un numero adeguato di forze dell’ordine, sarà necessario impiegare militari di Esercito, Marina e Aeronautica.

La Lega rivendica la paternità del pacchetto sicurezza, definendolo la priorità politica di Salvini. Prima delle votazioni, il segretario ha riunito i parlamentari del partito e Salvini si è confrontato con i dirigenti, incluso Roberto Vannacci; tra i due, assicurano fonti interne, c’è totale serenità.

La fronda interna sulla risoluzione Ucraina non è considerata un problema: i vertici di governo non temono crepe, e la maggioranza appare compatta. Al Senato, il leghista Claudio Borghi non ha partecipato al voto, mentre alla Camera sette deputati leghisti erano assenti, due hanno votato contro (Rossano Sasso e Edoardo Ziello), così come l’ex FdI Emanuele Pozzolo, vicino alle posizioni di Vannacci. L’ex generale non commenta i voti altrui, ma ritiene che le scelte riflettano la priorità delle necessità del popolo italiano e degli interessi nazionali. Lo stesso messaggio era presente nello striscione di un flashmob del Team Vannacci Roma davanti a Montecitorio. Per Tajani l’eventuale nascita di un gruppo di “vannacciani” in Parlamento sarebbe «una scelta suicida».

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