Il caso

Garante della privacy sotto inchiesta: corruzione e peculato  

La Guardia di Finanza negli uffici: sequestrati documenti, telefoni e pc 

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Un terremoto giudiziario investe i vertici del Garante per la Privacy. Una indagine della Procura di Roma vede indagati il presidente dell'autorità, Pasquale Stanzione, e l’intero Collegio. Le accuse sono pesanti: corruzione e peculato. Il procedimento, avviato nei mesi scorsi dopo una serie di servizi mandati in onda da Report, ieri mattina ha vissuto di un’improvvisa accelerazione con le perquisizioni della Guardia di Finanza che ha acquisito documenti e telefoni e pc degli indagati.

Tessere e rimborsi

Al centro dell'indagine, coordinata dall’aggiunto Giuseppe De Falco, presunte “spese pazze” compiute dal board ed episodi di corruzione legati a sanzioni opache comminate negli ultimi due anni nei confronti di alcune società, tra cui Ita Airways e Meta. Tra gli elementi citati dai magistrati figurano tessere “Volare Executive” del valore di circa seimila euro ricevute come presunta utilità in relazione alla mancata erogazione di sanzioni e richieste di rimborsi per spese ritenute non inerenti all’attività dell’Autorità, come acquisti alimentari, parrucchiere, viaggi, alberghi di lusso, cene di rappresentanza, servizi di lavanderia e attività di fitness.

Tokyo e auto blu

Tra le spese contestate ai vertici del Garante viene anche citata una missione all’estero per il G7 di Tokyo, per la quale il costo reale sarebbe stato superiore a quanto ufficialmente comunicato.

L’indagine avviata dalla Procura di Roma comprende inoltre l’uso di mezzi aziendali per attività non istituzionali e la gestione di sanzioni riguardanti dispositivi tecnologici con implicazioni sulla privacy.

Tra i testimoni figurano l’ex segretario generale Angelo Fanizza, dimessosi recentemente, che aveva avviato verifiche interne legate alla trasmissione Report.

I protagonisti dell’inchiesta hanno dichiarato di essere sereni e ricordano che si tratta di indagini preliminari.

Tensioni politiche

La vicenda ha suscitato reazioni politiche: diversi esponenti di partiti di opposizione (Sandro Ruotolo del Pd, ma anche Avs e +Europa) chiedono le dimissioni del Collegio, sottolineando l’interesse pubblico nella trasparenza della gestione dell’Autorità. La Procura continua a raccogliere documenti e testimonianze per valutare l’eventuale prosecuzione del procedimento.

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