Il caso

Omicidio Cella, condanne dopo 30 anni 

Secondo i giudici la segretaria fu uccisa per gelosia da Anna Lucia Cecere 

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Genova. Ci sono voluti 30 anni ma adesso, almeno per i giudici della corte d’assise di Genova presieduta dal magistrato Massimo Cusatti, c’è un colpevole per la morte di Nada Cella. La giovane segretaria venne massacrata, secondo la sentenza di oggi, nello studio del commercialista Marco Soracco dove lavorava a Chiavari da Anna Lucia Cecere. Condannata a 24 anni per quel delitto mentre sono stati dati due anni al professionista accusato di favoreggiamento per avere omesso «di riferire alla polizia giudiziaria informazioni utili relative alle telefonate effettuate nel suo studio da Cecere».

«Ce l’abbiamo fatta»

La pm Gabriella Dotto aveva chiesto l’ergastolo per Cecere e quattro anni per Soracco. L’ex insegnante è stata inoltre condannata a pagare provvisionali da 100mila e 20mila euro alle parti civili. Provvisionali più basse le dovrà versare anche l’ex datore di lavoro, che adesso sarà processato per false informazioni al pm. La sentenza è arrivata dopo quasi sette ore di camera di consiglio. «Ce l’abbiamo fatta», le parole di Silvana Smaniotto, mamma di Nada, che arrivano al telefono dell’avvocata Sabrina Franzone, e poi si interrompono per dare spazio alle lacrime mentre sussurra «bastardi». Una sentenza «inaccettabile» secondo il commercialista: «Ma che convenienza avrei avuto a coprirla? Non mi aspettavo questa sentenza e pensavo fosse stata stabilita la mia estraneità. Se è lei l’assassina sono contento che sia stata condannata». Duro il commento di Giovanni Roffo e Gabriella Martini, difensori di Cecere. «Sicuramente appelleremo, non riusciamo a comprendere come si sia arrivati a una decisione del genere visto che c’era stata una prima sentenza di proscioglimento».

La criminologa

Il cold case era stato riaperto nel 2021 dopo la rilettura degli atti da parte della criminologa Antonella Delfino Pesce e dall’avvocata della famiglia Franzone. L’inchiesta era stata affidata alla mobile. Quello di Nada Cella, per la procura, sarebbe stato un delitto d’impeto: Cecere avrebbe ucciso la segretaria perché voleva prendere il suo posto al lavoro e nel cuore di Soracco. Il nome della ex insegnante era già emerso all’epoca del delitto. I carabinieri avevano ricevuto alcune segnalazioni e avevano trovato a casa sua i bottoni compatibili con quello trovato sotto il cadavere. Era stata indagata per cinque giorni e poi la sua posizione era stata archiviata.

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