INVIATO
Villaputzu. Il miracolo invocato, ma certamente non previsto, era un’accelerazione dei lavori per restituire al traffico l’ormai centenario ponte sul Flumendosa in perenne ristrutturazione. Invece si è rischiato di bloccare quel poco che si faceva, nell’opera pubblica resa cantiere due anni fa, creando gravi fastidi e danni economici a Villaputzu, Muravera e San Vito. E ai turisti: non foss’altro perché la distanza tra Villaputzu e gli altri due Comuni, se nell’attuale guado c’è troppa acqua e non si può attraversare, è salita da due a diciotto chilometri.
La discarica
Potrebbe andare peggio? Sì: potrebbe piovere. Il che ingrosserebbe il fiume e costringerebbe a chiudere il percorso di emergenza. Poteva andare peggio e lo ha fatto: un paio di giorni fa, al posto del miracolo, è arrivato il verbale della Forestale sul sequestro di vecchi pezzi staccati dal ponte e poi interrati abusivamente nell’area del cantiere. Una pratica scorretta che i ranger imputano all’impresa siciliana vincitrice dell’appalto, ma per fortuna non è giunto il temuto stop ai lavori. «Non è necessario», assicura il sindaco di Villaputzu, Sandro Porcu, «quell’area non interferisce con il cantiere, che dunque può proseguire». Non è più semplice lentezza: ormai è tradizione.Il fatto è, per dirla con Porcu che è anche consigliere regionale del Campo largo, che «il guado realizzato dal Comune di tanto in tanto è sommerso dal Flumendosa e si chiude ad ogni allerta meteo. L’impresa vincitrice dell’appalto non appare in grado di svolgere il lavoro: chiediamo alla Città metropolitana di revocare il contratto per inadempienze. E ora la scoperta delle macerie interrate peggiora la situazione». Il “cantiere maledetto” è un problema non più della Provincia Sud Sardegna, che non esiste più, bensì della Città metropolitana allargata a settanta Comuni. Cioè un problema di Antonio Concu, vice sindaco di Settimo San Pietro e consigliere metropolitano con delega alla Viabilità.
La nuova gestione
I dati sono dati: in due anni, di quest’appalto da tre milioni 350mila euro si è portato a termine appena il 18 per cento, per un importo di 270mila euro. Non c’è da fare molto: è da fare quasi tutto. «Lunedì incontrerò il funzionario della Città metropolitana che gestisce la pratica», sospira Concu, «noi siamo appena arrivati e dobbiamo capire come accelerare i lavori: questo ritmo è inaccettabile». Dunque, esiste ancora la possibilità che l’appalto continui a essere in capo all’attuale impresa.
Il Comitato
La sola ipotesi mette il freddo al Comitato, che comprende cittadini non solo di Villaputzu, ma anche di Muravera e San Vito: insieme formano una specie di città e ciascuno offre servizi agli altri due. La scuola dell’infanzia, ad esempio, è a Villaputzu ma vi sono iscritti anche i bimbi delle altre due località. E quando lo sterrato chiude per maltempo, accompagnare i figli a scuola e tornare significa percorrere 36 chilometri, da riaffrontare all’uscita. «E questo accade anche alle attività produttive», fa notare il presidente del Comitato, Antonio Agus, ex vigile urbano di Villaputzu in pensione: «Gli autocarri non possono attraversare il guado: se si acquista un carico di mangime per l’attività nei campi o uno di ghiaia, si spende di più perché i mezzi devono fare il giro largo». Per i mezzi agricoli cambia poco: sulla statale non possono transitare. Per tutto il resto si perde un sacco di tempo, che nel commercio e nei servizi è denaro soprattutto laddove ci sono i turisti che vogliono godersi il mare. E riposarsi quanto un operaio nel cantiere di quel ponte.
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