L’evento.

Sal Da Vinci e «la vittoria del popolo» Il Festival di Sanremo guarda al 2027 

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In ginocchio sul palco, le mani giunte, lo sguardo al cielo e al suo pubblico: «Scusate, non so cosa dire», riesce a sibilare, il volto deformato dall’emozione e da un pianto asciutto. Sal Da Vinci è questo: gesti, mimica, espressioni, la valigia di un artista che alle spalle vanta una carriera cinquantennale che ha coperto qualsiasi settore, musica, cinema, tv e soprattutto il suo amato teatro.

La consacrazione

Oltre 450 milioni di visualizzazioni e interazioni non bastano: di una consacrazione che gli scrollasse di dosso l’etichetta di “quello di Rossetto e caffè”, Salvatore Michael Sorrentino, nato nel 1969 a New York durante una tournée del padre Mario Da Vinci, ne aveva bisogno. Il riscatto arriva 17 anni dopo il suo primo Sanremo, con “Per sempre sì”: «Questa è la vittoria di un popolo, di tutti quelli che come vengono dal basso», scandisce Sal, che a soli 7 anni esordì a teatro respirando da subito camerini, scenografie e copioni. «Dedico questa vittoria a Napoli», e poi a Paola, «una compagna di vita grazie alla quale sono riuscito a sopravvivere nella tana dei lupi». E anche a Geolier, che nel 2024 arrivò secondo dietro ad Angelina Mango: «Un’opera incompiuta». Sarà lui a rappresentare l’Italia all’Eurovision perché, e ne sa qualcosa, «portare la musica italiana fuori dal nostro Paese è motivo di orgoglio».

Il podio

Ci ha creduto Sayf, il rapper italo-tunisino arrivato secondo ma premiato dal televoto. «Uno parte senza sperare niente, poi quando arrivi lì ci speri, è stato quasi come perdere a rigore». Parla di «allucinazione letterale» Ditonellapiaga, terza classificata: «Felice che un brano con delle sonorità pop, electro pop, ma anche acid house, sia sul podio. E che un'artista donna con un nome come il mio ce l’abbia fatta».

Verso il futuro

Carlo Conti, ormai ai saluti finali dopo cinque Festival, scappa dopo una rapida passeggiata in sala stampa: «Un’esperienza vissuta con grande serenità, vado via con la medaglia d'oro e di bronzo». La scelta di incoronare il successore Stefano De Martino in diretta è stata sua: «Mi sembrava un segno di coesione aziendale, di rispetto, mi piaceva l'idea di essere in mezzo a un Festival che guardava al passato, dedicato a Baudo, e al futuro con Stefano». Scatta ora l’operazione De Martino con la doppia sfida che ha fatto storcere qualche naso per l’inesperienza musicale del conduttore di “Affari Tuoi”. «È tradizione ormai da tanti anni che a Sanremo il conduttore sia anche il direttore artistico», spiega l’ad Rai Giampaolo Rossi. Di qui la scelta di affiancare al presentatore ballerino un team di esperti. Ma il Festival, aggiunge Rossi, «è anche tante altre cose, è una capacità narrativa e di racconto complessivo, artistico e comunicativo». Nonostante gli ascolti più bassi, si attesta sui «72 milioni» la raccolta pubblicitaria, «in crescita del 10 per cento rispetto all'anno scorso», ha annunciato l'Ad di Rai Pubblicità, Luca Poggi. Per Williams Di Liberatore, direttore dell’Intrattenimento Prime Time, un successo nonostante qualche polemica: «Sanremo si conferma un evento di una tale magnitudo che in Europa non ci sono pari e siamo fieri di questo».

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