Si cammina con attenzione, cercando di non scivolare su vetri e detriti lasciati dalla gigantesca esplosione che sabato sera ha sventrato due condomini nel centro di Tel Aviv, uccidendo una badante filippina e ferendo gravemente decine di persone. Lungo le vie che portano al grande cratere lasciato dal missile iraniano, anche a distanza di un chilometro e nelle vie laterali le vetrine dei negozi sono andate in frantumi, le finestre penzolano dagli stipiti, le persiane divelte. Intorno c'è ancore l'odore acre dell'esplosivo.
Al posto delle grandi vetrate del Teatro Nazionale Habima sono rimasti buchi vuoti. L'Ansa è entrata nel luogo colpito, transennato e interdetto ai non residenti, con il permesso del ministero degli Esteri israeliano che ha voluto mostrare ai giornalisti stranieri cosa attaccano i pasdaran. Le sirene d'allarme suonano di continuo, bisogna correre più volte nel rifugio vicino. Il più a portata di mano è proprio quello usato sabato sera dai condomini degli edifici squarciati. La porta sbrindellata, sulle scale chiazze di sangue, stracci usati per tamponare le ferite prima che arrivassero le ambulanze. Alcuni non hanno fatto in tempo a chiudersi la porta di ferro dietro le spalle, sono stati raggiunti dalle schegge, ora sono in ospedale, in condizioni critiche.
Dentro lo shelter ci sono proprio gli abitanti dei due palazzi ridotti in macerie, sono venuti a vedere se possono recuperare qualche oggetto, un vestito, un ricordo. Ma dopo lo shock del bombardamento, ora realizzano che non c'è nulla da ritrovare. È tutto bruciato, mobili, materassi, libri, ridotti a una poltiglia indistinta. La vita di prima andata via, come succede agli esseri umani che si imbattono nella ferocia della guerra. Quando i boati cessano, si può tornare alla luce del sole. «Io abitavo qui accanto, la mia casa è danneggiata, ora siamo sfollati», dice Alona, figlia del ministro degli Esteri Gideon Sa'ar e nota attrice. Sta seduta su un muretto rimasto in piedi a pochi passi dall'appartamento dove viveva fino al giorno prima. Di fronte c'è l'enorme cratere lasciato a terra dal missile iraniano. Per i circa 200 sfollati, l'amministrazione della città ha previsto l'accoglienza negli alberghi.
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