Lunamatrona.

«Restituite dignità alla tomba dimenticata di un giovane valoroso» 

Un pensionato ha scritto al comando dei Vigili del fuoco 

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La tomba abbandonata di un vigile del fuoco morto giovane e insignito della medaglia di bronzo al valore civile ha mosso a compassione un pensionato di Lunamatrona che ora vorrebbe restituire dignità al sepolcro di quel ragazzo scomparso. Francesco Mereu, 77enne di Lunamatrona, ormai qualche settimana fa s’è imbattuto nella tomba spoglia di Giuseppe Deliperi, vigile del fuoco morto nel 1943 mentre svolgeva il proprio lavoro in paese. Aveva soltanto 19 anni.

L’appello

I cimiteri, si sa, sono luoghi che custodiscono la memoria dei propri cari: tombe curate, fiori, attenzioni che ricordano i tempi che furono. Discorso diverso quando - probabilmente - il defunto non ha legami nel luogo in cui è sepolto. Una situazione che ha spinto Mereu a scrivere una mail al comando dei Vigili del Fuoco di Cagliari. Poche parole, ma dal contenuto chiaro: «Il vostro collega Deliperi è deceduto qui a Lunamatrona (si dice fosse morto annegato in un pozzo del paese). Voglio segnalare lo stato di degrado e di abbandono della sua tomba e mi chiedo se non sia il caso che qualcuno la renda nuovamente visibile e decorosa, come sono certo merita». La risposta non tarda ad arrivare. «Il vigile che è venuto a trovarmi – racconta Mereu – mi ha detto che ho fatto bene a scrivere quella email e che avrebbero provveduto a sistemare la tomba». Ma da allora sono passati ormai due mesi e nulla è cambiato.

La storia

Era il giugno del 1943. A causa dei bombardamenti che tra febbraio e maggio avevano devastato gran parte di Cagliari, molti distaccamenti dei Vigili del Fuoco furono trasferiti nei paesi dell’interno per mettere in salvo i mezzi e per garantire il soccorso nelle aree di sfollamento. Deliperi si trovava a Lunamatrona e morì annegato in un pozzo situato nell’attuale piazza Marconi, conosciuto all’epoca come “Funtana Manna”. Oggi il pozzo è completamente messo in sicurezza. «In quel periodo di emergenza – spiega Mereu – l’approvvigionamento idrico era fondamentale per la popolazione ma anche per il rifornimento delle cisterne antincendio. Il giovane vigile cadde nel pozzo, probabilmente prelevando acqua o facendo manutenzione». Pur non essendo morto sotto il fuoco nemico, la sua scomparsa è stata riconosciuta come avvenuta “in servizio e per causa di servizio”, motivo per cui è stato insignito di medaglia.

La comunità

Una vicenda talmente tragica da entrare nella memoria collettiva del paese. Ai bambini, per molti anni, veniva ricordata la dinamica della tragedia e proibito di avvicinarsi al pozzo teatro della morte del pompiere. Mimina Macis, oggi 74enne, racconta di aver sempre sentito quella storia: la lapide di Deliperi si trova proprio di fronte a quella di suo padre, scomparso nel 1959. «Quella tomba è così da tantissimi anni. Ogni tanto, soprattutto per il primo novembre, qualcuno porta dei fiori, ma non è mai stata sistemata». Ricordi simili anche per Antonio Spiga, 78 anni, che da bambino si recava spesso, insieme agli amici, proprio alla fontana della tragedia, sfidando i divieti. «Una volta – racconta – salvammo per i capelli un nostro amico: stava per sparire nell’acqua anche lui».

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