Non ci sono «ragioni per uno slittamento, se ci saranno ricorsi vedremo». Suona così l'introduzione di Giorgia Meloni all’insolito Consiglio dei ministri convocato di sabato per risolvere il problema aperto dalla Cassazione, che ha accolto il ricorso del comitato di 15 giuristi.
Ministri da remoto
Il quesito verrà aggiornato come richiesto dalla Corte, aggiungendo gli articoli della Costituzione toccati dalla riforma della Giustizia. Ma la data non si tocca, si voterà il 22 e 23 marzo come già stabilito. Molti ministri si collegano dalle prefetture (Foti da Piacenza, Ciriani da Pordenone, Urso da Bolzano). A Milano, dove si sono aperte le Olimpiadi invernali, si ritrovano in cinque: Piantedosi, Casellati, Giuli, Santanché e Nordio. Le facce sono scure. La Cassazione, è uno dei ragionamenti, aveva già approvato il quesito presentato con la raccolta firme parlamentari e non aveva ravvisato l’esigenza di esplicitare i riferimenti costituzionali, oggi invece diventa «indispensabile». Nordio e Mantovano spiegano che la correzione è una mera precisazione che non incide sulla sostanza del referendum, quindi la data non cambia.
Bignami accusa
E in Cdm ci si interroga sull’opportunità che alcuni giudici si esprimessero sul tema, a esprimere ad alta voce gli stessi dubbi è il capogruppo di FdI Galeazzo Bignami. La decisione arriva da magistrati «ex Pd» o schierati «per il No al referendum», scandisce puntando il dito contro Donatella Ferranti, ex deputata e presidente della commissione Giustizia, e Alfredo Guardiano, che si difende parlando di accuse «gravi e infondate». E si scatena un diluvio di dichiarazioni contro i giudici della Suprema corte, da parte del centrodestra, o a difesa dei giudici da parte di Anm e Cassazione, mentre il Pd attacca il governo. Le decisioni dell’esecutivo mostrano «la solita tracotante arroganza di chi comanda e non governa», dice la Dem Debora Serracchiani, parlando di «prepotenza e mancanza di rispetto delle istituzioni». E Maurizio Gasparri (Fi) annuncia che chiederà un’ispezione su Guardiano. Sintetizza da Avs Angelo Bonelli: visto che hanno «voluto politicizzare il referendum», ancora di più bisogna votare No per dare «l’avviso di sfratto alla maggioranza». Opposta la tesi del centrodestra, che vede nella delibera l’ennesima decisione «politica» contro il governo e invita a votare Sì.
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