Un impegno non solo sulla continuità territoriale dei passeggeri, ma anche delle merci. Lo chiedono ad alta voce i Riformatori Sardi, in una lettera da inviare al ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini.
L’occasione per illustrarla, anzitutto agli operatori della logistica, è una mobilitazione organizzata ieri mattina all’ingresso del porto commerciale di Cagliari, davanti all’Ufficio delle Dogane. Lo slogan, riportato sugli striscioni già esposti nel tour che ha toccato gli altri porti dell’Isola, è chiaro. «Insularità: continuità merci (non solo passeggeri)».
La spiegazione
«È un tema drammatico su cui vogliamo sensibilizzare: si parla di continuità territoriale dei passeggeri, quella delle merci è un problema meno percepito», sottolinea Michele Cossa. «Il costo del trasporto da e per la Sardegna si scarica interamente sulla catena della logistica, per ora, ma se continuerà ad aumentare a pagare saranno i consumatori. Ossia i sardi». Soprattutto sui prodotti agricoli e freschi.
Per questo, i Riformatori vogliono che se ne occupi il Governo: «Da oggi chiediamo al ministro Salvini di intervenire immediatamente con compensazioni e obblighi di servizio pubblico, per garantire non soltanto il costo ma anche la certezza del trasporto delle merci», aggiunge Cossa.
La lettera
Nella lettera, i Riformatori fanno notare che «il costo del trasporto delle merci da e per la Sardegna è ormai fuori controllo. Non solo i costi sono esplosi, ma l’incertezza è diventata sistemica, le imprese dell’Isola subiscono una penalizzazione strutturale che compromette competitività, continuità produttiva e tenuta occupazionale».
Le richieste riguardano una capacità minima garantita per il trasporto merci, la certezza del viaggio per i mezzi prenotati, un adeguamento stagionale dell’offerta in funzione dei flussi reali, l’impiego di navi Ro-Ro dedicate, compensazioni pubbliche in grado di neutralizzare i costi strutturali dell’insularità e l’impatto del sistema Ets. Questo perché «l’articolo 119 della Costituzione non lascia spazio a interpretazioni ambigue: gli svantaggi dati dall’insularità vanno compensati».
L’impegno
Cossa è da anni tra i principali fautori dell’insularità in Costituzione. Ma, per lui, a oggi «politiche per l’insularità non ce ne sono, perché non ci sono proposte e indirizzi. Non c’è un interesse vero del Governo. L’insularità ha molti aspetti, ma le due gambe sono la continuità territoriale dei passeggeri e quella delle merci».
L’idea dei Riformatori è seguire «la strada percorsa da altre regioni d’Europa, come la Francia per la Corsica e la Grecia per le sue isole, degli obblighi di servizio pubblico: una vera e propria obbligazione contrattuale fra Regione e operatori, per garantire i prezzi e la certezza del trasporto anche in estate», chiude Cossa.
Le reazioni
Alla mobilitazione conclusiva (le altre a Oristano, Porto Torres, Olbia e Arbatax) hanno aderito anche alcuni trasportatori. Fra le criticità primarie costi di trasporto fuori controllo, incertezza sistemica, difficoltà di programmazione per le imprese e riduzione della capacità di stiva destinata ai mezzi commerciali, soprattutto nei periodi di maggiore domanda.
«Il grido d’allarme è anche degli addetti ai lavori», fa sapere Umberto Ticca, capogruppo dei Riformatori in Consiglio regionale. «Da ora, la crisi andrà a colpire il prezzo che i cittadini trovano sugli scaffali. Eppure, dal Governo, finora solo silenzio tombale, anche nell’ultima Finanziaria».
Fra le questioni principali anche quanto valgono i costi aggiuntivi. «L’Ets incide per il 48% sul nolo marittimo. E, sull’intero costo del trasporto di un camion da e per la Sardegna, parliamo del 25%», avverte Massimiliano Manca. «Poi siamo subordinati al traffico passeggeri: le compagnie decidono solo all’ultimo momento se i camion possono partire».
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