emergenza nei campi

Il triangolo dei carciofi finisce sott’acqua: «E continua a piovere» 

A Samassi, Serramanna e Villasor metà raccolto è già compromesso 

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Serramanna . Sui campi è piovuto un oceano e le carciofaie fanno la fine del Titanic: sott’acqua. Almeno metà del raccolto è da buttare e ciò che si è salvato non entusiasma per qualità, dopo una fine d’anno caratterizzata da un surplus di produzione che aveva fatto precipitare i prezzi fino a dieci centesimi l’uno per i carciofi della qualità meno apprezzata. A Samassi , Serramanna e Villasor , capitali sarde del carciofo, non c’è preoccupazione: quello era prima. Ora siamo alla disperazione: molte piante sono asfissiate, altre sono ingrande difficoltà e al mancato raccolto si aggiunge la spesa per sostituirle. A marcire come carciofi non è solo l’economia degli agricoltori, bensì quella dei tre Comuni, le cui fondamenta poggiano su quell’ortaggio.

Situazione seria

Pur con decoro, sui campi allagati e sulle cooperative piovono anche lacrime: «Siamo sotto l’acqua da quaranta giorni e continua a piovere», sbuffa Massimiliano Pontis, agricoltore di Serramanna: «Dopo l’esubero di produzione di novembre e dicembre, che ha saturato il mercato buttando giù il prezzo, la produzione è fra il trenta e il cinquanta per cento rispetto alla media del periodo. Il settore è in grave crisi, la qualità del prodotto che si è salvato spesso è bassa. Non cola a picco solo chi è assicurato». Per l’agricoltore e consigliere comunale serramannese Nicola Lai, «la situazione è critica non solo per il carciofo, ma anche per grano e colture orticole. Le piogge impediscono di preparare i terreni per patate o pomodoro d’industria, ma è a rischio anche l’asparago».

Sconforto nelle coop

A Samassi la coop La Collettiva (800 ettari, fatturato di dieci milioni all’anno ma non certo nel 2026), si prepara ad affrontare la stagione degli asparagi, ma quella dei carciofi è tutt’altro che conclusa. Almeno, così sperano gli ottanta conferitori, cui si sommano quelli non legati alla coop che occupa sei dipendenti fissi e una ventina di stagionali, a condizione che ci sia qualcosa in cui impegnarli. «La perdita di raccolto è del cinquanta per cento», si rattrista il presidente, Matteo Frau: «In media il carciofo più pregiato esce dalla coop a un euro l’uno, l’eccesso di produzione di fine 2025 ne aveva già dimezzato il valore e ora quello medio non raggiunge i venti centesimi. E affonda l’indotto: produttori di cassette, di fitofarmaci, di concimi, i consulenti». Conti in rosso per tutti.

Paura per il futuro

Anche a Villasor la Cooperativa ortofrutticola è stata sorpresa due volte: dal grande raccolto di fine anno («ma il prodotto di due mesi si è concentrato in uno, creando un’offerta che il mercato non poteva assorbire», chiosa il presidente Raffaele Corda) e dalle piogge incessanti di queste decadi. «E poi la grandine e la gelata, quindi il prodotto ha perso qualità. La mancata produzione di carciofi a novembre», riassume Corda, «era dovuta alle piante stressate dal caldo, ma a dicembre la produzione è esplosa, poi a gennaio e febbraio è praticamente affogata». Anche nei 600 ettari di carciofi (altri mille sono di grano) della coop sorrese si è passato dal surplus alla sottoproduzione. «E resta da verificare quante piante sono asfissiate per via dei campi allagati», aggiunge Corda. La questione investe due volte Massimo Pinna: come sindaco di Villasor e come funzionario di Coldiretti. «Nelle nostre campagne ci sono un migliaio di ettari di carciofaie», premette, «il carciofo è il volano della nostra economia e i danni ci sono. Tuttavia, è troppo presto anche per disperarsi: vediamo che cosa succede nell’immediato e poi facciamo la conta definitiva dei danni». Il sindaco è per il “manteniamo la calma”, il che è saggio, ma non è che imperi l’ottimismo. Anzi.

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