Un processo stabilirà se costituisca violazione della proprietà intellettuale la riproduzione integrale degli articoli dei giornali, cartacei e online, all’interno delle rassegne stampa che poi vengono vendute a enti pubblici o aziende private. Lo ha deciso il Tribunale di Cagliari che, con un’ordinanza del giudice per le indagini preliminari Luca Melis, ha respinto la richiesta di archiviazione di una querela presentata da L'Unione Sarda Spa nei confronti di Eco della Stampa Spa, società milanese di media monitoring che fornisce rassegne stampa a numerosi soggetti pubblici (come la Presidenza della Repubblica) e privati (Eni, Heineken).
Il giudice ha ordinato al pubblico ministero Nicoletta Mari di formulare, entro dieci giorni, l’imputazione coatta nei confronti di Paola Frugiuele, presidente del consiglio di amministrazione e legale rappresentante dell'azienda milanese, ritenendo che non si tratti di una vicenda dai contorni esclusivamente civilistici.
La contestazione
Con un’ordinanza di 28 pagine, il gip Melis, esaminati gli atti del fascicolo d’indagine, ha intimato al pubblico ministero di contestare la violazione della legge sul diritto d’autore, nelle parti in cui punisce chi riproduce, trascrive, recita in pubblico, diffonde, vende o mette in commercio un’opera altrui, anche su Internet o nelle reti telematiche. Sarà dunque un processo ad accertare se sia una violazione penalmente rilevante il riprodurre integralmente, senza consenso, gli articoli estratti dal quotidiano o dal sito, per poi inserirli nelle rassegne vendute in tutta Italia. Sia la querela che l’opposizione alla richiesta di archiviazione sono state formalizzate da Lia Serreli, direttrice generale del Gruppo Unione Sarda.
Il procedimento penale
Articoli integrali de L'Unione Sarda e di Unionesarda.it, con sotto la dicitura “riproduzione riservata”, erano finiti nelle rassegne vendute da Eco della Stampa Spa, nonostante una comunicazione del 6 giugno 2022 e una diffida del 13 marzo 2023. La Procura aveva ritenuto la questione di natura civilistica, riconducendo l’attività all’articolo 43-bis, che per le imprese di rassegna stampa prevede un equo compenso per gli editori. Escluso il profilo penale, secondo il pubblico ministero, la vicenda avrebbe dovuto essere risolta davanti al Tribunale civile.
Il gip Melis ha invece ribaltato questa lettura. La norma riconosce agli editori diritti esclusivi di riproduzione e comunicazione, e il compenso presuppone un’utilizzazione consentita: «non sostituisce il consenso dell’avente diritto – scrive il giudice – e non converte il divieto dell’editore in una mera pretesa creditoria». Il giudice richiama inoltre una sentenza della Corte di giustizia europea del 12 maggio 2026, secondo cui l’editore deve poter rifiutare l’autorizzazione o concederla gratuitamente.
L'ordinanza
Per il gip, la proposta di compenso avanzata dalla società il 20 gennaio 2025 e respinta da L'Unione Sarda il 3 febbraio non cambia il quadro. «La mera formulazione di un’offerta proveniente dal soggetto interessato alla riproduzione», spiega il giudice, «non può produrre gli effetti dell’accettazione della controparte» e non può «retroattivamente sanare le utilizzazioni già compiute contro l'espresso diniego». Quanto alla prassi del settore, evocata dalla difesa, l’ordinanza è netta: «Una prassi commerciale non costituisce fonte di diritti di utilizzazione in deroga alla legge, né può prevalere sull'espressa volontà del titolare». Ora la Procura dovrà formulare l’imputazione entro dieci giorni e poi si andrà a processo, uno dei primi in Italia su questa materia. A difendere Eco della Stampa Spa è il professor Francesco Mucciarelli del foro di Milano, mentre L'Unione Sarda Spa è assistita dal professor Giovanni Manca.
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