Il caso.

Crans Montana, Jessica Moretti chiede il risarcimento danni per l’infortunio nell’incendio  

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AOSTA . Nel bel mezzo di un'inchiesta giudiziaria senza fine, la tragedia svizzera di Crans-Montana riserva un altro surreale colpo di scena. Jessica Moretti, proprietaria del Constellation, da principale indagata si trasforma in vittima: potrebbe infatti rientrare nei requisiti previsti dalla legge svizzera per gli infortuni sul lavoro e beneficiare di un'indennità giornaliera. Il motivo: «perdita di guadagno causata dai danni alla salute», conseguenti all'incendio di Capodanno. Non si tratta di una remota eventualità, ma di una concreta possibilità, descritta in uno scambio di lettere tra l’assicurazione Zurich e la procura del Cantone del Vallese, che indaga sul rogo in cui sono morte 41 persone di cui 6 italiani, perlopiù giovani, e 115 sono rimaste ferite.

La pratica è al vaglio della compagnia che, in una nota inviata ai magistrati, ha chiesto e ottenuto il nulla osta per l’eventuale versamento. «Nel paradosso di questa tragedia, una delle principali indagate chiede dunque di essere indennizzata proprio per le conseguenze di quell'incendio, mentre 115 feriti e le famiglie delle 41 vittime attendono ancora verità e giustizia oltre al risarcimento degli immani danni subiti», osserva con amarezza l’avvocato Fabrizio Ventimiglia, legale della famiglia di Sofia Donadio, la ragazza rimasta ferita a Capodanno nell'incendio. Jessica e il marito Jacques Moretti sono accusati, con altre 15 persone, di incendio, lesioni aggravate e omicidio colposi. Le attività investigative, che coinvolgono anche centinaia di parti civili, sono ancora in corso e nei prossimi mesi si svolgeranno diversi interrogatori. Il più atteso, il 2 novembre, è quello in cui si confronteranno i coniugi imprenditori.

Nel frattempo proseguono, seppur lentamente, le procedure previste dalla rogatoria internazionale richiesta dalla procura di Roma. Sui fatti di Capodanno i magistrati capitolini hanno aperto un fascicolo in cui sono indagati i proprietari del locale notturno. Per ora, da Sion è giunta solo una lettera del 25 settembre in cui si anticipa la trasmissione di una ventina di documenti, tra cui però non risulta alcun atto saliente. Mancano, probabilmente per l’opposizione degli avvocati, i verbali degli interrogatori di diversi indagati. Non c’è nemmeno traccia delle carte riguardanti i Moretti. Jessica è ancora sottoposta alla misura cautelare dell’obbligo di firma e del divieto di espatrio e vive con i suoi due figli piccoli nella villa di Lens, a pochi chilometri da Crans-Montana. Suo marito si trova dallo scorso 11 agosto nel carcere di Sion, con l’accusa di averla picchiata. Ci rimarrà, secondo quanto disposto dal tribunale per le misure coercitive, almeno fino all’11 novembre.

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