Stampace.

Preghiere e launeddas, i cagliaritani celebrano il martirio di Sant’Efisio  

Intensa processione per le vie del quartiere I fedeli: «Ancora oggi chiediamo protezione» 

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Il profumo dell’incenso, l’antico suono delle launeddas, gli abiti variopinti delle confraternite che colorano le strade e la chiesetta di Sant’Efisio, ancora vestita in abiti natalizi, a fare da cornice a uno dei momenti più sentiti dell’anno. Il dies natali ha celebrato anche quest’anno la nascita al cielo del Martire guerriero, rinnovando a Cagliari un rito che unisce fede, tradizione e identità. Dal Corso Vittorio a via Palabanda fino a via Portoscalas per tornare alla chiesa del Martire; come ogni anno, la processione che richiama fedeli confraternite e autorità, ha testimoniato il legame profondo tra la città e il suo santo.

La fede

«Il dies natali è la giornata principale della nostra devozione», spiega Andrea Loi, presidente della Confraternita di Sant’Efisio. «Ricordiamo il martirio, avvenuto nel 303, come un atto di amore per la vita e per la città. Stampace custodisce questo luogo fin dalle origini, ed è qui che nasce il nucleo della venerazione al santo». Una festa che arriva a ridosso del Natale e che comporta anche un importante lavoro organizzativo: «Ogni anno smontiamo l’allestimento natalizio per preparare la chiesa alla celebrazione. È un impegno grande, ma sentito».Tra i fedeli, la partecipazione è carica di significato personale. «Per noi cagliaritani è una ricorrenza fondamentale», racconta Alessandra Cavalieri. «Celebriamo il santo che liberò la città dalla peste e al quale ancora oggi ci rivolgiamo per protezione e grazia. Molte feste a lui dedicate sono diventate un po’ laiche, ma questa e quella del 4 maggio, quando il santo torna da Nora, mantengono un alone di intimità riservato ai più fedeli». Un sentimento condiviso anche da chi vive il quartiere da sempre. Dino Imeroni, nato a Stampace, segue la processione quasi ogni anno: «Fa parte delle nostre tradizioni. Anche se non si è assidui, Sant’Efisio resta un punto fermo per chi è cresciuto qui».

I valori

A chiudere la giornata, la voce di chi ha rappresentato la città in uno dei suoi ruoli più simbolici. «Essere Alter Nos è una responsabilità enorme – dice Marzia Cilloccu –, ed essere stata la terza donna a rappresentare questo ruolo la rende doppia. Sant’Efisio è il santo della porta accanto: accoglie e mette tutti a proprio agio. Ci ricorda valori semplici ma fondamentali, come l’aiutarsi a vicenda e il cercare la pace». Un messaggio che, in un tempo segnato da conflitti e divisioni, risuona con forza rinnovata. A suggellare la giornata, la messa celebrata dall'arcivescovo Giuseppe Baturi.

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