Il conflitto

«Possiamo distruggervi in una notte» 

Da Trump un altro ultimatum definitivo, per l’Iran inaccettabile il piano Usa 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

La diplomazia ha tentato un passo avanti per fermare, o quantomeno congelare, la guerra del Golfo, ma il filo rischia di spezzarsi da un momento all’altro. La novità è che i mediatori hanno presentato il cosiddetto “accordo di Islamabad”: una tregua di 45 giorni che consenta un negoziato su tutto il resto, compreso lo sblocco di Hormuz.

La nuova minaccia

Un «passo importante ma non sufficiente», è stata la reazione di Donald Trump, a cui è seguita una nuova minaccia agli ayatollah: «L’Iran può essere eliminato in una notte e potrebbe accadere martedì notte», ossia la data del nuovo e «definitivo» ultimatum posto dal presidente Usa al regime perché accetti un accordo. Teheran però ha respinto l’ipotesi di cessate il fuoco temporaneo, mettendo sul tavolo un contropiano in 10 punti che miri innanzitutto alla cessazione definitiva delle ostilità. Proposte accompagnate da un messaggio della Guida Suprema Mojtaba Khamenei: «I crimini e le uccisioni non ci scalfiranno». «La retorica rozza e arrogante e le minacce infondate del presidente americano squilibrato, che si trova in un vicolo cieco e giustifica le successive sconfitte dell’esercito Usa, non hanno alcun effetto sulla prosecuzione dell’offensiva e sulle schiaccianti operazioni» dell’esercito iraniano, ha affermato il portavoce del comando operativo militare Khatam Al-Anbiya.

Il piano mediato dal Pakistan prevede un cessate il fuoco immediato, seguito da una trattativa per un accordo complessivo (che includa il dossier Hormuz e le scorte di uranio) da concludere entro 15-20 giorni, ha detto una fonte a conoscenza del dossier, riferendo di intensi contatti tra il capo di stato maggiore di Islamabad Asim Munir, il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance, l’inviato speciale Steve Witkoff e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi.

La mediazione

Nella mediazione sono coinvolti anche egiziani e turchi, hanno riferito altre fonti, confermando che il negoziato sarebbe in due fasi, anche con la possibilità di estendere la tregua. Le possibilità di un’intesa in pochi giorni sono comunque considerate scarse. Secondo i media iraniani, la teocrazia ha inviato al Pakistan una controproposta «in 10 punti» che prima di ogni cosa «respinge il cessate il fuoco, sottolineando la necessità di una fine definitiva del conflitto».Inoltre, si chiede la fine delle ostilità nella regione, un protocollo per il passaggio sicuro attraverso Hormuz, i risarcimenti e la revoca delle sanzioni. In ogni caso, il braccio di mare snodo nevralgico del commercio internazionale «non sarà riaperto in cambio di una tregua temporanea». Il piano Usa di 15 punti per Teheran resta «inaccettabile». Il giorno di Pasqua Trump ha scritto il solito post infuocato su Truth: «Aprite il maledetto Stretto pazzi bastardi o vivrete all’inferno».L’inquilino della Casa Bianca ha prorogato di un giorno l’ultimatum a Teheran, «martedì alle ore 20», le 2 di notte di mercoledì in Italia. Secondo fonti americane, la Casa Bianca ha voluto dare un’ultima possibilità al negoziato, prima di dare luce verde al piano operativo, per una massiccia campagna di bombardamenti israelo-americana contro gli impianti energetici.

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

Accedi agli articoli premium

Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?
Sottoscrivi
Sottoscrivi

COMMENTI