la crisi

«Aerei a secco? Non succederà Ma i biglietti saranno più cari» 

Pileri (Fiavet): le scorte di cherosene sono sufficienti, ma basta allarmismi perché sono inutili, anzi dannosi 

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C’è il rischio che gli aerei italiani restino senza carburante? «Non è un pericolo concreto: ci sono scorte per almeno sei mesi», rassicura Gian Marco Pileri, fresco di nomina alla presidenza nazionale della Fiavet, la federazione degli agenti di viaggio: «Al massimo – concede – potrebbe esserci qualche problema alla fine dell’estate, se lo scenario bellico non dovesse risolversi nel frattempo». Il rischio, semmai, è un altro: quello dei rincari. Per Pileri, una certezza.

Davvero non dobbiamo preoccuparci? Diversi aeroporti hanno denunciato disponibilità ridotte di cherosene e previsto limiti ai rifornimenti.

«Ho visto. Però per quanto riguarda Brindisi, Reggio e Pescara: chi fa carburante in quegli scali? Quanto a Venezia e Treviso, l’amministratore delegato della società di gestione ha negato carenze e invitato tutti a evitare inutili allarmismi. Condivido, tanto più che il quadro è già abbastanza incerto: l’80 per cento dei nostri clienti che andavano all’estero facevano scali a Dubai, Doha o Abu Dhabi. Abbiamo dovuto trovare alternative, ma siamo passati dalla possibilità di scegliere fra dieci rotte a tre-quattro».

Il presidente dell’Enac, intervistato dal Corriere della Sera , consiglia a chi deve volare di fare, oltre al biglietto, un’assicurazione contro eventuali annullamenti.

«Non serve: se una compagnia annulla un volo ha l’obbligo di proporre un volo alternativo oppure di rimborsare il biglietto».

La mancanza di carburante non sarebbe una “causa eccezionale” che consentirebbe al vettore di non rimborsare?

«No, no: se l’aereo non vola, la compagnia è responsabile. La “causa eccezionale” vale per il viaggiatore costretto ad annullare un biglietto. Quando è scoppiata la guerra in Iran abbiamo riprotetto tantissimi italiani rimasti bloccati negli scali mediorientali: hanno viaggiato con altre compagnie che poi si sono messe d’accordo con quelle che avevano emesso i biglietti».

Quest’estate i sardi potranno viaggiare sicuri e i turisti arriveranno nell’Isola senza problemi?

«Certo. Poi, per la parte finale della stagione si valuterà come sarà la situazione fra qualche mese, sperando che la guerra finisca presto. Teniamo presente che a vendere petrolio non sono solo gli Stati che sono obbligati a passare per lo Stretto di Hormuz».

Dobbiamo temere rincari?

«Quelli sono inevitabili, temo. Si cominciano già a vedere aumenti nei prezzi dei voli. Del resto, qualunque automobilista ne sta già facendo esperienza».

Vale anche per le navi? Molti turisti, in Sardegna, arrivano con quelle.

«Situazione analoga: non c’è un problema di scorte ma dobbiamo aspettarci rincari. Piuttosto, per quanto riguarda gli aerei i sardi devono temere, più che gli annullamenti, gli accorpamenti dei voli, come quelli cui stiamo assistendo a Cagliari negli ultimi giorni. Ci sono due voli? Vengono accorpati e parte un solo aereo, pieno. Un fenomeno che crea disagi notevoli».

Di che tipo?

«Se da Cagliari, anziché alle 10, ti fanno partire alle 13 e tu hai un volo internazionale in partenza alle 15 da Roma è un grosso problema. Mi auguro che la Regione faccia i passi giusti con Aeroitalia per evitare che queste pratiche diventino una consuetudine».

Intende le penali?

«Esattamente. Bisogna pretendere che la compagnia che opera su una rotta in regime di continuità territoriale effettui un numero minimo di voli. Anche perché se, arrivando tardi da Cagliari, a Roma perdo il volo internazionale e non riesco ad arrivare alla destinazione dove ho l’albergo già pagato, non vengo risarcito perché non ho un biglietto unico, ovvero il code share che chiediamo con insistenza: con quello avrei diritto alla riprotezione totale e potrei anche imbarcare a Cagliari il bagaglio da ritirare, comodamente, a destinazione».

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