La Giunta regionale studia un disegno di legge che tuteli l’Isola, magari da integrare con la Pratobello 24

Norme sarde bocciate, corsa contro il tempo per evitare altri assalti  

L’obiettivo è superare il vuoto normativo ma resta l’ombra dei ricorsi alla Consulta 

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La Regione sulle rinnovabili procede a fari spenti. Il vuoto normativo espone la Sardegna a qualsiasi tipo di speculazione ma la linea, ora, è improntata sulla riflessione. Per evitare altri assalti bisogna fare in fretta e dare gambe al progetto più volte annunciato (ma non ancora partorito) di una nuova legge regionale sulle aree idonee a prova di Corte Costituzionale. Sullo sfondo resta la Pratobello 2026, che offre ai Comuni la possibilità di approvare una mozione in cui si ribadisce l’esclusiva competenza della Regione in materia urbanistica e si accoglie la nuova direttiva europea sul ripristino della natura. Regole di tutela da inserire nei Puc.

La linea

Che una legge troppo restrittiva possa essere di nuovo impugnata dal Governo e annullata dalla Consulta per conflitto di competenze con le norme statali è un rischio che va evitato. «Quindi meglio prendersi il tempo per studiare la soluzione», argomentava qualche giorno fa Antonio Solinas, presidente della Quinta commissione (Energia e Industria) che, in seduta congiunta con la Quarta (Urbanistica e Paesaggio), un mese fa ha convocato in audizione i proponenti e gli attivisti della Pratobello 24.

I propositi

«L’obiettivo è arrivare a una norma condivisa, magari con parti del disegno di legge che la Giunta intende presentare quanto prima integrate con la proposta di legge di iniziativa popolare, che accolga i rilievi della Consulta, cercando di bilanciare la tutela dell'ambiente e del paesaggio con gli obiettivi nazionali di transizione energetica». L'idea è quella di rafforzare il nuovo disegno di legge regionale integrando elementi della Pratobello 24 (in particolare inserendo l’articolo 3 lettera f con cui lo Statuto attribuisce competenza esclusiva alla Regione in materia urbanistica) senza però stravolgerne l'impianto per non renderlo incostituzionale.

Bocciature

Tutti ragionamenti che arrivano dopo sonore bocciature da parte della Corte costituzionale. A cominciare – con la sentenza 28 del 2025 – dalla cosiddetta moratoria sarda, studiata per bloccare temporaneamente eolico e fotovoltaico, per poi arrivare alla legge 20 sulle aree idonee, approvata a fine 2024 e preferita alla Pratobello 24, proposta di legge di iniziativa popolare presentata da 210mila sardi. La Consulta ha ritenuto che la qualifica di "non idoneità" di un'area non possa tradursi in un divieto generalizzato e aprioristico di installazione degli impianti. Questo approccio, secondo i giudici, impedisce l'accesso ai procedimenti autorizzatori semplificati, in contrasto con la normativa nazionale ed europea sulle rinnovabili. Altra bocciatura, ad agosto, sulla legge urbanistica (dal Governo). Nel frattempo è entrata in vigore la legge nazionale 4 sulle aree idonee, ma la Regione l’ha impugnata, accusando lo Stato di calpestare l'autonomia statutaria dell'Isola: sono troppi 370 mila ettari di aree idonee nell’Isola.

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