Il conflitto.

Piovono ancora missili sull’Ucraina, mezzo Paese al gelo 

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Kiev. La breve tregua energetica, frutto dell'accordo tra Donald Trump e Vladimir Putin, è ormai sepolta. La notte in Ucraina, nel gelo dei -20, è stata squarciata dal peggiore bombardamento russo sulle centrali elettriche dall'inizio dell'anno, anche sulle grandi città, con l'allarme aereo risuonato a Kiev persino durante la visita del segretario generale della Nato Mark Rutte. Questa ennesima prova di forza di Mosca ha provocato l'irrigidimento di Volodymyr Zelensky, che alla vigilia del secondo round di negoziati ad Abu Dhabi ha avvertito: «Ora il lavoro del nostro team verrà adattato di conseguenza». Sulla trattativa provano a rientrare in partita anche gli europei: Emmanuel Macron ha fatto sapere che si lavora a riallacciare il dialogo con Putin, con «discussioni a livello tecnico». Nel frattempo si delinea sempre di più il quadro delle garanzie di sicurezza per Kiev una volta raggiunto il cessate il fuoco.

Il piano, ricostruito dal Financial Times, prevede un dispiegamento graduale di truppe europee con il supporto logistico americano. Gli attacchi russi nelle prime ore di martedì hanno investito otto regioni ucraine: 450 droni e oltre 70 missili (soltanto 38 quelli intercettati), che hanno provocato almeno 12 feriti e colpito condomini e infrastrutture energetiche. Oltre mille edifici di Kiev sono rimasti senza riscaldamento, mentre i residenti hanno trovato rifugio nelle stazioni della metropolitana. Anche il volto della capitale è stato sfregiato: una bomba ha centrato il monumento alla Madre patria, memoriale dedicato alla Seconda guerra mondiale. Una centrale elettrica di Kharkiv ha subito «danni irreparabili», ha riferito la compagnia privata Dtek. «Approfittare dei giorni più freddi dell'inverno per terrorizzare la gente è più importante per la Russia che ricorrere alla diplomazia», ha denunciato Zelensky, abbandonando il cauto ottimismo dei giorni scorsi riguardo al negoziato, che riprenderà oggi e domani ad Abu Dhabi. Sul merito delle trattative finora non sono state registrate svolte, perché Mosca non ha rinunciato alla pretesa di annettere tutto il Donbass, ma quantomeno il filo non si è spezzato.

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