Al di là dei numeri, ciò che conta è la qualità dell’attività svolta. E da questo punto di vista il percorso avviato con la commissione speciale sulla statutaria è al primo posto tra le cose fatte in Consiglio regionale nel 2025, anche e soprattutto per gli effetti che produrrà nel 2026. Lo ha spiegato ieri Piero Comandini illustrando un anno di riunioni dell’Assemblea, di leggi approvate e impugnate, di lavoro negli altri parlamentini.
Il futuro
«Il 2026 sarà l'anno della nuova legge Statutaria per riequilibrare la bilancia dei rapporti tra la Regione autonoma e lo Stato centrale», ha detto, «la statutaria, l’adozione e la revisione di norme di attuazione già approvate ci avvantaggerà sia nei rapporti interni che in quelli con lo Stato, nella rivendicazione di una politica autonomista per una Regione forte e rafforzata dalle prerogative dello Statuto. Su questo campo dobbiamo essere pronti a contrapporci in ogni sede alle strumentali bocciature del governo di turno». Il percorso per mettere in campo la nuova statutaria è stato avviato nel 2025 con l’istituzione di un parlamentino speciale in Consiglio, con l’obiettivo di elaborare una proposta di legge nelle materie indicate dall’articolo 15 dello Statuto e che dovrà disciplinare la forma di governo regionale. Infatti, ha aggiunto il presidente dell’Assemblea, «siamo consapevoli che molti problemi - di governance tra Consiglio e Giunta, nei rapporti con lo Stato, di organizzazione della macchina regionale - sono legati ad un’Autonomia regionale incompiuta».
Comandini cerca l'appoggio delle minoranza: «Entro quest'anno dobbiamo essere impegnati a costruire una legge statutaria che appartenga a tutti, che non sia soltanto del Consiglio regionale o delle forze di maggioranza, ma che sia di tutte le forze politiche». La legge statutaria, continua, dovrà «semplificare la vita democratica, agevolare i sardi e la Sardegna, ma soprattutto riaccendere il senso civico, riaccendere la partecipazione non solo al voto, ma all'attività politica e amministrativa: quando un cittadino non esercita più il suo diritto a votare, a partecipare alla costruzione delle politiche che riguardano il proprio Stato, la propria Regione, il proprio Comune, è una sconfitta per tutti e per la democrazia».
Qualità legislativa
Trentasei leggi approvate nel 2025, ventidue nel 2024. Undici le impugnate (8 nel 2025, 3 nel 2024), la Corte Costituzionale si è pronunciata già cinque volte e in tre casi – per esempio sulla legge sui commissarimenti delle aziende sanitarie – ha dato ragione al Governo. Il presidente dell’Assemblea sarda non si nasconde dietro un dito, sa che esiste un problema. Per questo, uno degli obiettivi dichiarati per il 2026 è il miglioramento della qualità delle leggi che vengono approvate, ma anche rimpossessarsi della funzione legislativa rispetto alle iniziative dell'esecutivo regionale: «Come Assemblea, ritengo che possiamo e dobbiamo utilizzare di più e meglio la funzione legislativa, a partire dalle commissioni, vero luogo dove si costruisce l'attività legislativa. Per troppe legislature il Consiglio ha avuto un ruolo quasi solo di ratifica di proposte della Giunta di turno, legando la sua attività o inattività a quanto trasferito dall'esecutivo. Invertiamo la rotta - è l'appello -, recuperiamo il nostro ruolo di legislatori».
I numeri
Venendo alle cifre, l’aula si è riunita sessantadue volte, le commissioni permanenti 230 volte (con 464 audizioni). Oltre alle 36 leggi, sono state approvate 16 mozioni (a fronte di 61 presentate), 5 risoluzioni e 40 ordini del giorno. Mentre sul fronte delle prerogative ispettive, sono state presentate 253 interrogazioni, di cui 14 assegnate alle commissioni consiliari competenti per materia, e sono pervenute 233 risposte scritte. A questo si aggiungono le sei sedute in tutto il 2025 (il 5% del totale) dedicate al Question time.
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