Il ricordo.

«Quella martellata avrebbe potuto costarmi la vita» 

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«Il martelletto ce l’ho ancora, mi ricorda quella sera in cui ho rischiato la vita». Piergiorgio Massidda sfoglia i giornali, legge dell’aggressione ai poliziotti negli ultimi giorni e riflette. Il ricordo va a un episodio accaduto l’11 luglio del 1998: «Botte degli antagonisti a Teodoro Buontempo, scrissero i giornali», prosegue Massidda. «Ma ho ancora in mente l’aggressione che ho subito io, per fortuna senza conseguenze. Di mezzo, allora come oggi, c’è questo martelletto. Ora scagliato contro i poliziotti, all’epoca contro parlamentari come me».

In un post pubblicato su Facebook, il medico, per diverse legislature deputato e senatore di Forza Italia, di cui è stato segretario regionale in concomitanza con l’ultima fase vincente, mostra il martelletto in questione: «Ha la punta molto affilata, ed è simile a quelli che servivano per distruggere le vetrate dei treni in caso di incendio. Ebbene», prosegue Massidda, «una martellata con questo arnese può costare la vita. Di sicuro, quando fu scagliata contro la mia testa, mi difesi con un plico che conteneva gli emendamenti a una legge in discussione sulle “prerogative dei magistrati”. So solo che a quei fogli devo la mia salvezza».

Secondo la ricostruzione di Massidda, l’aggressione riguardò alcuni parlamentari, «rei di avere addosso la spilla di Forza Italia». Ma i giornali parlarono di una sorta di raid contro un parlamentare in particolare: «All’uscita di un ristorante si scagliarono in trenta contro Teodoro Buontempo, che per gli antagonisti era semplicemente un fascista. Trenta contro uno: lui da solo ne mandò dieci al Pronto soccorso, ma non riuscì a resistere alla forza di altre venti persone, pur difendendosi fino all’arrivo della forza pubblica». Chi riuscì a divincolarsi fu proprio l’allora deputato cagliaritano di Forza Italia: «Mi inseguirono in cinque mentre tentavo di raggiungere la mia abitazione. Dietro via di Monte Brianzo mi aggredirono con qualche calcio: a un ragazzo che tentò di darmi un pugno, replicai per difendermi e divincolarmi con una testata, ferendolo. Quando fu fermato, disse ai poliziotti che avrebbe voluto denunciarmi. E un altro, prima di scappare all’arrivo della polizia, cercò di ferirmi con il martelletto, che abbandonò per strada e che recuperai: devo dire che forse devo la vita al testo della legge sulle prerogative dei magistrati».

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