CITTà DEL VATICANO. Il messaggio del Papa è chiaro: in Venezuela bisogna «garantire la sovranità del Paese» e «assicurare lo stato di diritto inscritto nella Costituzione». Un altolà al connazionale Donald Trump - non nominato dal Pontefice, come neppure Nicolás Maduro - o comunque non certo un ok all’attacco Usa a Caracas. Leone XIV, lo dice all’Angelus, segue «con animo colmo di preoccupazione» gli sviluppi della situazione in Venezuela. «Il bene dell’amato popolo venezuelano deve prevalere sopra ogni altra considerazione - afferma - e indurre a superare la violenza e intraprendere cammini di giustizia e di pace, garantendo la sovranità del Paese, assicurando lo stato di diritto inscritto nella Costituzione, rispettando i diritti umani e civili di ognuno e di tutti e lavorando per costruire insieme un futuro sereno di collaborazione, di stabilità e di concordia, con speciale attenzione ai più poveri che soffrono a causa della difficile situazione economica». L’americano Prevost elenca così i punti che ritiene inderogabili (sovranità, stato di diritto, rispetto dei diritti umani e civili), non si sa quanto condivisi dall’amministrazione Usa. «Per questo prego e vi invito a pregare - aggiunge papa Leone - affidando la nostra preghiera all’intercessione della Madonna di Coromoto e dei Santi José Gregorio Hernández e Suor Carmen Rendiles». Proprio i due santi venezuelani da lui canonizzati in Piazza San Pietro lo scorso 19 ottobre.
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
