Il retroscena.

«Ora c’è il rischio ampliamento» 

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Ad appesantire il clima arriva il comunicato di Anip-Italia Sicura, il sindacato della Polizia di Stato, che lancia l’allarme rispetto all’ipotesi che il Cas possa essere ampliato «attraverso nuove strutture modulari destinate ad accogliere ulteriori migranti».

Nella nota, diramata ieri e firmata dal segretario generale nazionale Flavio Tuzi, fatta la premessa che «i moduli recentemente installati, dopo appena poche settimane, stanno già presentando problemi ai servizi igienici», ci si chiede come si possa pensare, «se questa situazione sarà confermata dagli accertamenti», di «risolvere strutturalmente il problema aumentando proprio questo tipo di insediamento». Da cui le conclusioni di Anip-Italia Sicura: «Se i moduli diventano la soluzione ordinaria, il rischio è evidente: ciò che nasce come struttura provvisoria può trasformarsi progressivamente in una realtà permanente. E una struttura provvisoria, con il passare del tempo, diventa inevitabilmente una struttura che deve essere continuamente mantenuta, riparata e rinnovata. È così che nasce una baraccopoli».

Dopo aver battagliato sulla necessità di separare fisicamente e funzionalmente il Cas e l’hotspot, due strutture che svolgono funzioni differenti - di accoglienza il primo e di soccorso, registrazione e identificazione il secondo -, e che, come tali, devono essere trattate con la realizzazione di recinzioni adeguate, accessi distinti, percorsi separati e una via di fuga sicura per le forze dell’ordine, il sindacato torna all’attacco segnalando il rischio che un domani, rispetto all’attuale presenza complessiva di 800 persone, oltre a quelle «non ufficialmente ricomprese nei conteggi che vengono segnalate nelle aree circostanti», i migranti possano essere molti di più. «Nel frattempo il territorio sta vivendo una crescente tensione», si legge ancora nella nota, in cui viene citato l’episodio di giovedì. «Non si può aspettare che il conflitto sociale diventi incontrollabile per accorgersi che qualcosa non funziona», è la conclusione: «La popolazione deve essere ascoltata. I sindaci devono essere coinvolti. Le forze dell’ordine devono essere messe nelle condizioni di operare in sicurezza». (i. g.)

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