La manifestazione

«Dermatite bovina, basta restrizioni» 

Anche il vicepresidente della Regione Giuseppe Meloni in testa al corteo 

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L’ultimo caso, a Samugheo, risale al 9 luglio (quarantena già in archivio), l’altro a Escalaplano, ormai negativizzato, ma appeso alle decisioni del Tar: due focolai di dermatite bovina spenti tengono sotto scacco il comparto zootecnico dell’intera Isola che rischia la moria dopo quindici mesi di restrizioni imposte dall’Unione europea per contenere il contagio. Contro una gestione ormai insostenibile, centinaia di allevatori arrivati da tutta l’Isola, chiamati alla mobilitazione da Coldiretti Sardegna, sono scesi in piazza ieri a Olbia, a piedi e sopra i trattori, per chiedere alla Regione di intercedere con l’Europa. Per ottenere misure proporzionate all’attuale situazione epidemiologica e che non penalizzino indistintamente tutti gli allevamenti.

Il grido di dolore

«Siamo qui perché dopo quindici mesi e tutte le vaccinazioni richieste, il comparto versa in una situazione drammatica: ancora non è possibile movimentare i capi perché restano attivi i blocchi che non hanno più ragione di esistere», dice il direttore regionale di Coldiretti, Luca Saba. A fronte dell’estinzione del focolaio registrato a Samugheo, è ancora attiva la zona di sorveglianza di venti chilometri. «Chiediamo che venga annullata e che si riduca il raggio del limite di sorveglianza in presenza di eventuali nuovi casi di positività», aggiunge Saba. Al centro dei due focolai, a Ruinas, c’è l’azienda di Antonio Murgia che si rivolge direttamente alla presidente della Regione, Alessandra Todde, per capire quali motivazioni impediscano la soppressione delle restrizioni: «Presidente, vogliamo sapere se ha comunicato all’Unione europea i dati delle analisi cliniche aggiornate effettuate dalle Asl ai nostri bovini».

Le voci

Dietro al cartello “Prima emergenza sanitaria poi economica, ora sociale”, il corteo ha costeggiato il municipio e ha raggiunto l’Isola bianca per sventolare bandiere e ragioni nel porto principale di movimentazione degli animali verso la Penisola. «Chiediamo il declassamento della dermatite bovina a malattia endemica, classificazione che ci consente di riprendere il commercio dei vitelli», dicono gli allevatori. Non solo i danni economici derivanti dallo stop all’esportazione, a pesare sul conto degli allevatori sardi anche le conseguenze del mantenimento dei capi a casa. «Il blocco della movimentazione ci obbliga a tenere gli animali nelle stalle con tutti i costi necessari per provvedere alla loro alimentazione», sottolinea l’allevatrice di Laconi, Anna Rita Secci, che provvede da un anno e mezzo a foraggiare quaranta capi adulti in attesa che il Tar emetta la sentenza, a febbraio prossimo, sul ricorso presentato dal collega di Escalaplano contro l’obbligo di abbattere tutta la sua mandria dopo la positività alla dermatite riscontrata in un capo del bestiame.

«Non si può continuare a tenere in ostaggio un’intera economia anche perché il percorso epidemiologico dimostra che la situazione può essere gestita e che le misure possono essere coerenti con la realtà dei territori», ha specificato il presidente di Coldiretti Sardegna, Battista Cualbu. «Servono fondi adeguati per aiutare le imprese che in questi mesi hanno dovuto affrontare costi elevati», dicono i manifestanti, sostenuti per non soccombere alla crisi sanitaria che è diventata un’emergenza economica. In testa al corteo, anche il vice presidente della Regione, Giuseppe Meloni, e alcuni sindaci dei Comuni della Gallura.

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