Il giorno dopo l’approvazione del decreto scuola da parte del Consiglio dei ministri, si è al lavoro per definire le coperture. Il testo non è ancora arrivato al Quirinale e a questo punto potrebbe andare all'attenzione del capo dello Stato direttamente lunedì.
I numeri
Sul provvedimento intanto piovono polemiche. L’allarme più forte è arrivato dal sindaco di Milano Giuseppe Sala. «La cosa che più mi preoccupa - ha detto - è il tetto percentuale. Sto facendo un po’ di verifiche e temo che qualche classe, o addirittura scuola, dobbiamo chiuderla, non per nostra scelta. Ci sono quartieri in cui la presenza di figli di immigrati va al di là del 30%».
Anche il presidente dell'Anci e sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ha fatto notare che «quando si trattano temi così delicati, bisogna muoversi sempre con grande prudenza e attenzione anche guardando alla complessità del Paese, perché in Italia abbiamo aree in cui la presenza di comunità immigrate, presenti da decenni, è molto ampia e anche noi lo vediamo nei nostri territori dove nella zona vesuviana ci sono tantissimi lavoratori impegnati nel tessile e nell'agricoltura, e dunque c'è una concentrazione naturale».
I sindacati
Persino i sindacati notoriamente non ostili al governo hanno espresso più di una perplessità. «L'integrazione linguistica e culturale - ha detto Elvira Serafini che guida lo Snals - non può essere affidata solo a limiti percentuali o a disposizioni regolative: servono organici adeguati, mediatori culturali stabili, formazione mirata per i docenti e risorse certe per sostenere i progetti di inclusione». Mentre la Cisl Scuola si è chiesta «quale è la vera finalità di questa norma» e la Uil Scuola con Giuseppe D'Aprile ha parlato di «deroghe e criteri poco chiari che possono creare confusione e discriminazioni, scaricando, come sempre, nuove incombenze sulle scuole e sul personale«.
I presidi
Sul fronte dei diretti interessati, le scuole, ci sono i presidi di Anp che smorzano le polemiche, parlando di «disposizioni ispirate al buon senso. Il vero banco di prova - ha osservato il presidente Antonello Giannelli - sarà ora l'applicazione concreta della norma».
Per gli studenti del collettivo Osa, che hanno organizzato presìdi in tutta Italia e nel pomeriggio un flash mob davanti a Montecitorio, quello approvato «è il decreto del razzismo», mentre la Flc Cgil ha invitato ad esporre striscioni sull'inclusione in tutte le scuole dopo che ieri, davanti ad una scuola elementare, a Genova, è stato affisso uno striscione con scritto “Qui nessun* è straniero” fatto dai bambini e appeso dai loro genitori all'ingresso dell'istituto, che è stato rimosso da due poliziotti della Digos.
La bozza
Intanto ieri è circolata una nuova bozza del decreto secondo la quale si allargherebbero le maglie sull’utilizzo del burqa e del niqab a scuola: si prevede infatti che possano essere indossati se ci sono «ragioni inerenti alle attività didattiche o formative». Ma per il ministero dell'Istruzione «non vi è stata nessuna modifica all'articolato: nel testo entrato e uscito dal Consiglio dei ministri la norma parla di divieto di qualsiasi forma di mascheramento del volto, prevedendo le dovute e logiche esclusioni».
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