il conflitto

I Patriot all’Ucraina, c’è il via libera 

L’annuncio di Zelensky. Putin, gelo sui negoziati ma assicura: non attacco l’Ue 

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New York. Il tanto atteso via libera è arrivato: Donald Trump ha autorizzato l'Ucraina a produrre i Patriot. L'annuncio di Volodymyr Zelensky segue il faccia a faccia con il commander-in-chief a margine dei lavori dell'Onu, durante il quale gli Stati Uniti hanno proposto un incontro trilaterale a livello tecnico negli Emirati Arabi Uniti per rilanciare le trattative. Ma sui negoziati è arrivata la gelata di Vladimir Putin che dal Forum della Cultura a San Pietroburgo smorza poi gli allarmi europei: «Non stiamo preparando una guerra» al Vecchio Continente, «non ce n’è ragione».

Il via libera

La frenata del Cremlino arriva nel giorno in cui Zelensky ha annunciato il via libera del presidente americano sui Patriot: «Durante il nostro ultimo incontro, il presidente Trump ha detto di aver preso una decisione definitiva. L'Ucraina otterrà le licenze per la produzione dei missili». Per l'Ucraina, che da tempo incalza Washington sul tema, l'autonomia nella produzione del sistema antiaereo è un importante passo in avanti, decisivo per la difesa dai missili balistici e ipersonici russi. Le licenze non risolvono il problema nell'immediato in quanto ci potrebbero volere da uno a cinque anni per avere una produzione di Patriot su larga scala. Ma aprono alla possibilità di convertire gli attuali missili ucraini. Una delle ipotesi allo studio con le aziende della difesa americana è quella di modificare i missili balistici prodotti da Kiev, trasformandoli in intercettori con capacità simili ai Patriot. «È più veloce e meno costoso», aveva sottolineato Zelensky nei mesi scorsi incontrando i team di Lockheed Martin e Raytheon, le società che detengono i diritti sui Patriot.

Il chiarimento

All'indomani delle notizie sul nuovo alert su un possibile attacco russo con droni dal mare verso Italia, Francia e Spagna, Putin ha voluto «sottolineare ancora una volta: non ci stiamo preparando ad alcun tipo di ostilità con l'Europa. Non abbiamo piani del genere e, soprattutto, non vi sono motivi o ragioni reali alla base di un'escalation della situazione con l'Europa, a prescindere da ciò che si possa dire». Con la sua ambasciata a Roma che plaude alla «smentita» di alcuni ministri italiani, senza però rinunciare a una provocazione: in un post sui suoi canali social pubblica un fotomontaggio di Crosetto, Tajani e Salvini sulla locandina di un prossimo Forum a Mosca sulle fake news: «Potrebbero a pieno titolo partecipare come ospiti d'onore e relatori». Sul campo intanto la situazione resta difficile.

Ancora raid

Intanto, i raid russi continuano senza sosta, anche contro Kiev. Nell'ultima ondata di bombardamenti nella capitale è stato colpito un palazzo di 25 piani causando sette morti e 46 feriti. Un attacco - ha detto Zelensky - «assolutamente brutale e ripugnante, privo di qualsiasi logica militare».

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