Le scadenze incombono sul progetto del nuovo stadio del Cagliari e sono sempre più vicine. L’opportunità di candidare il capoluogo come sede per ospitare alcune partite degli Europei 2032 ha fatto sì che sull’iter, lunghissimo, per la costruzione dell’impianto che dovrebbe sorgere al posto delle rovine del Sant’Elia ci siano dei tempi non più rinviabili. E che iniziano a essere imminenti, visto che la candidatura andrà chiusa per luglio.
Servirà in tempi rapidi un passo decisivo, in un senso o nell’altro. I nodi a oggi sono due: il diritto di superficie, richiesto dal Cagliari Calcio, e il canone annuo che il club del presidente Giulini pagherebbe al Comune. I contatti per raggiungere un’intesa, su entrambe le difficoltà emerse, sono pressoché quotidiani. Con fiducia su un accordo, ma anche doverosa cautela visti gli innumerevoli intoppi avuti negli anni.
Il punto
Le parti intendono trovare un punto d’incontro, dopo che il Comune a inizio febbraio aveva escluso l’ok al diritto di superficie. Tra l’assessore allo Sport, Giuseppe Macciotta, e i legali del Cagliari Calcio le interlocuzioni sono frequenti. Uno spiraglio d’intesa ora c’è: dare il via libera al diritto di superficie non accompagnato dalle garanzie che il Comune non può concedere.
L’altro discorso è legato al canone annuo: il Cagliari propone 50mila euro, anche sulla base di altri accordi analoghi nelle (poche) città italiane dove sono stati costruiti stadi di proprietà. «Riteniamo sia troppo poco», taglia corto l’assessore Macciotta. «Con un finanziamento pubblico rilevante come questo, da 60 milioni, anche l’entità del canone è condizionata».
C’è fiducia
L’augurio e l’intenzione è trovare un accordo ben prima della scadenza dell’Uefa, preferibilmente entro fine aprile. Anche perché l’obiettivo è arrivare entro giugno all’indizione della gara pubblica internazionale, in modo da rispettare il cronoprogramma per inserire a luglio Cagliari fra le sedi candidate.
Su Euro 2032, il Cagliari Calcio ha oltretutto sposato in pieno il percorso pur non avendo ricadute dirette trattandosi di un torneo per nazionali. E aveva accettato, già da anni, di modificare il progetto aumentando la capienza da 25mila a 30mila spettatori, come richiesto dall’Uefa.
Le aggiunte
Fra i vari temi critici c’è anche la questione dei parcheggi. «Nel Pef», ricorda Macciotta sul Piano economico-finanziato presentato negli scorsi mesi dal Cagliari, «il club assumerebbe a proprio carico la gestione degli stalli ma anche con i relativi utili: questo è un altro elemento di criticità». In tal senso, così come per il diritto di superficie, è in corso un approfondimento fra la società rossoblù e il Comune.
Un altro rischio è quello che, dilatando ulteriormente i tempi, aumentino ancor di più i costi già lievitati a 187 milioni più Iva. Un fattore non secondario, a maggior ragione complice la guerra in Medio Oriente, visto che già in passato le tensioni internazionali (e il Covid) hanno provocato un incremento del costo dell’opera.
Ultimo miglio
La strada resta tracciata, ora c’è solo da far quadrare il cerchio: «Lo stadio si farà, siamo certi che il Comune e il Cagliari sapranno trovare l’accordo», aveva garantito a febbraio il sindaco Massimo Zedda, dopo che erano emerse le difficoltà sul diritto di superficie.
La partita a scacchi è in corso: il club rossoblù ha recepito le ultime integrazioni chieste dal Comune e tutte le parti coinvolte hanno interesse a chiudere il discorso. Ma è tempo che si passi ai fatti, perché per avere gli Europei a Cagliari i termini imposti dall’Uefa non ammettono altri ritardi.
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