Passeggiare per il viale Buoncammino, tra gli alberi, i resti di vecchie strade romane e gli splendidi tramonti, è sempre affascinante. Su questo colle si trova la chiesa dei santi Lorenzo e Pancrazio, che un tempo era considerata di campagna. Poco distante infatti, la scomparsa Porta Reale, rappresentava l’accesso alle fortificazioni della città, costituite in questo versante, dal Bastione di San Filippo e da quello del Beato Emanuele.
Non sappiamo con precisione quando questa chiesa venne edificata, ma la sua esistenza è documentata già dalla metà del XIII secolo, il che rende probabile una sua datazione antecedente. Presenta una rara pianta a due navate e fu in origine intitolata a San Pancrazio. È questo il motivo per cui l’omonima porta e la torre hanno il nome che conosciamo. In epoca successiva arrivò l'intitolazione alla Madonna del Buen Camino. Non poteva essere altrimenti, visto che da qua si partiva per le strade interne della Sardegna ed una preghiera era considerata un gesto beneaugurante.
Tra il 1600 e il 1700 vennero apportate modifiche all’edificio, compresa la distruzione della facciata originaria. L'ultima intitolazione della chiesa, arrivata fino ai giorni nostri, è quella a San Lorenzo, il santo che trovò la morte arso vivo a seguito dell'editto dell'imperatore Valeriano. Secondo la tradizione cristiana, le stelle cadenti visibili nella notte del dieci agosto, altro non sarebbero che le scintille sprigionatesi dalla graticola o le lacrime versate dal santo.
Sul colle di Buoncammino in passato, per la ricorrenza che venera il santo, si tenevano dei festeggiamenti molto sentiti, con accompagnamenti musicali e grande partecipazione dei fedeli. Una tradizione ormai scomparsa, che fino a qualche anno fa era ricordata anche dai più anziani, era quella de “is ascurtus”. Si svolgeva tre volte l'anno, durante la Settimana Santa, nel giorno della Vergine del Buoncammino e per la festa di San Lorenzo. Salendo sul colle si cercava di ascoltare frammenti di frasi e parole, pronunciate dalle persone che si incrociavano per strada, per poi unirle tra loro e trarne una previsione per il futuro. Questa tradizione, che come ricordava Francesco Alziator, ha accompagnato i cagliaritani fino alla seconda metà del 900, è ormai scomparsa.
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
