«Cosa mi manca del calcio? Lo spogliatoio». Intervenuto ieri sera nella trasmissione “Il Cagliari in Diretta” su Radiolina, Paolo Faragò ha parlato della sua nuova vita dopo il calcio e di alcuni aneddoti legati agli anni in rossoblù. L’ex terzino del Cagliari, costretto a chiudere la carriera nel 2023, a soli 30 anni, per un problema all’anca, ha scelto di mettere radici in Sardegna per dedicarsi alla produzione di vino e miele nelle sue tenute tra Serdiana e Soleminis. «Da dove nasce questa decisione? Da una follia. Mi piaceva l’idea di trascorrere una parte della mia vita in campagna. In questi anni ho conosciuto tante aziende, ho visto come lavoravano e ho chiesto tanti consigli. Col tempo sto imparando il mestiere».
L’addio di Pavoletti
Nel giorno in cui Pavoletti ha annunciato il suo addio, Faragò, suo compagno di squadra dal 2017 al 2022 – e spesso uomo assist per lui –, ha voluto raccontare un aneddoto sul capitano. «Per festeggiare il primo assist che gli ho fatto, siamo andati alla sagra del pesce a Giorgino. Avevamo il giorno libero e non ci conoscevamo ancora bene. Ci siamo trovati benissimo. È lì che è nato il feeling». Un’intesa che poi, in quegli anni, si è trasferita sul campo: «Ma era anche facile mettergliela in testa», precisa, «bastava crossare in mezzo, che tanto lui la prendeva comunque». Ma un conto è lo spogliatoio, un conto la vita reale: «Oggi non ci vediamo spesso, ma quando succede è sempre molto piacevole». E poi scherza: «Non è ancora venuto alle mie tenute. Magari sta aspettando che ci sia il miele». Un altro giocatore con cui ha condiviso tante battaglie è proprio Fabio Pisacane, che Faragò aveva sostituito al suo esordio: «Gli auguro di rimanere al Cagliari a lungo. Ha grande personalità e capacità di coinvolgimento. Sono doti che ti portano a raggiungere grandi risultati».
Lontano dal calcio
Oggi il mondo del calcio è un lontano ricordo, ma resta comunque una parte fondamentale del suo percorso di vita: «Ciò che mi manca di più è lo spogliatoio. Vuol dire avere a che fare quotidianamente con 50 persone tra colleghi, staff tecnico, massaggiatori e magazzinieri. Quando lavoro in campagna sono solo. È sicuramente diverso».
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