Non lascia, anzi riparte di slancio. Bernardo Mereu non ha perso tempo. Dopo che a fine giugno si è dimesso – con un anno di anticipo sulla scadenza del contratto – dall’incarico di responsabile tecnico del settore giovanile del Cagliari, ha accettato la proposta del presidente del comitato regionale della Figc Gianni Cadoni: assume così la direzione tecnica di tutte le rappresentative, dall’Under 19 in giù. «Cercherò di creare uno staff per dare un percorso ai ragazzi sardi», dice Mereu. «I giovani sono al centro del progetto».
Come mai non ha preso una panchina?
«Ho ricevuto offerte anche dal professionismo, ma va bene così. La stretta di mano con il presidente Cadoni rappresenta un’intesa di visione a largo raggio sulle cose da fare che mi accomuna a questa gestione della Federcalcio sarda».
Quando ha deciso?
«Con Cadoni e i suoi consiglieri ci sentivamo da qualche mese. Apprezzo il lavoro svolto dalla Federazione negli anni in modo capillare sul territorio, rivolto ad aiutare le piccole realtà, anche attraverso l’unione di più Comuni, per formare squadre di calcio laddove mancano. In ogni centro della Sardegna deve esserci un club: seguendo questa direzione, sono aumentati i tesserati un po’ ovunque. Fare parte di questo sistema virtuoso mi affascina».
Virtuoso sì, ma tutto è migliorabile.
«Mi metterò a disposizione di tutto il calcio sardo, anche per la formazione di dirigenti e tecnici. Vedo che la Federazione è attenta soprattutto alle realtà territoriali più periferiche».
Perché ha lasciato il Cagliari?
«Dopo otto anni, e dopo aver iniziato con le Academy e aver chiuso con l’incarico di responsabile del settore giovanile, mi sono reso conto che non avevo più gli stimoli giusti».
Sicuro?
«Sicuro, davvero. Ero stanco».
Che cosa le piace del calcio moderno?
«La metodologia e la spettacolarità sono superiori rispetto al passato. La velocità e la tecnica sono pregevoli: da sempre sono promulgatore di un calcio propositivo».
E che cosa non le piace?
«Il fatto che il risultato sia legato non tanto alla gioia e alla condivisione con il pubblico del successo, ma a un mero fattore economico. Sta venendo meno la componente romantica, che un tempo era centrale».
Il caso Esposito è emblematico.
«Non conosco la vicenda per esprimere un giudizio. Sebastiano Esposito è un buon attaccante, ma nell’ultima stagione non è stato protagonista di molte prestazioni importanti».
Ha rimpianti?
«Sono felice di ciò che ho fatto, dei risultati che ho ottenuto grazie anche a giocatori e dirigenti appassionati e di non essermi mai venduto al sistema. Di questo vado fiero: nella vita ho sempre inseguito ciò che mi dà gioia, non il vantaggio economico».
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