Alti costi dell’energia, infrastrutture che mancano, trasporti difficili e troppo cari. I problemi degli industriali nuoresi sono gli stessi da decenni, ma oggi c’è un elemento in più: lo spopolamento. La crisi si vede nei numeri dei giovani che lasciano il centro dell’Isola: 9000 in meno in appena un triennio, denuncia Pierpaolo Milia, leader di Confindustria della Sardegna centrale nel corso della sua relazione, dopo un ricordo del compianto Bachisio Falconi. Il titolo dell’incontro “L’orgolio del fare, il coraggio di restare” viene richiamato più volte durante i saluti istituzionali del sindaco Emiliano Fenu e del presidente dell’Isre Leonardo Moro, chiamati sul palco dalla moderatrice Virginia Saba.
In ottant’anni di storia, gli industriali nuoresi si sono rimboccati le maniche per consolidare l’economia nel centro Sardegna, ma non sempre le condizioni sono state buone per lavorare, crescere e assicurare occupazione. «Ogni costo che altrove è un problema, qui è una condizione strutturale», ha detto il presidente Milia dal palco. Il Pil regionale, nonostante il traino del Pnrr, ha fatto segnare un timido +0,7%. Il costo dei trasporti pesa sulle potenzialità dell’export e quello dell’energia, «il più caro d’Italia», sulla capacità manifatturiere. La continuità merci non è assicurata e con gli Ets (la tassa ambientale europea sul trasporto) «i costi sono lievitati del 40%», il treno non viaggia sulle rotaie di Rete ferroviaria italiana, caso quasi unico nel Paese, e il terziario la fa da padrone «nonostante casi di eccellenza come il marmo di Orosei, l’agroalimentare o la cantieristica in Ogliastra». Che fare? «Abbattere i costi delle bollette sarebbe già un traguardo non da poco», spiega Milia che si rivolge al parlamentare nuorese Pietro Pittalis e all’assessore regionale dell’Industria Emanuele Cani. «Anche per i passeggeri, la continuità ha logiche di vent’anni fa che devono essere cambiate», risponde Pittalis. Mentre l’assessore Cani rivela un particolare inquietante: «Se anche dovessimo arrivare a coprire i 6,2 gigawatt che vengono richiesti alla Sardegna entro il 2030 come quota di energia rinnovabile, i costi non calerebbero se non in modo insignificante. Bisogna cambiare la normativa. Oppure, che fare? Autoproduzione. Abbiamo messo 670 milioni di euro per finanziare la legge 20 e incentivare gli impianti e le batterie per l’autoproduzione. Solo così si abbattono i costi per le aziende».
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