L’intervista

«Gli Ets sui trasporti? Finanziano l’Europa» 

Dei 74 miliardi di euro incassati dalla tassa che pesa sulle imprese sarde, 14 vanno all’esecutivo Ue 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

Il feeling con la platea degli industriali barbaricini, che lo hanno invitato a Nuoro per l’assemblea di Confindustria Sardegna centrale, si è creato subito nell’Auditorum Giovanni Lilliu dell’Isre. Sarà perché è nato il 29 agosto, giorno in cui a Nuoro si celebra il Redentore, o forse perché i presenti si sciolgono quando Emanuele Orsini, 53 anni, presidente nazionale di Confindustria, imprenditore del legno e dell’agroalimentare in Emilia Romagna, parla delle origini sarde e del profumo dell’Isola.

I nostri lettori sono curiosi delle sue origini sarde.

«Mia madre è nata in Sardegna, a Ittireddu, in provincia di Sassari, poi da giovane si è trasferita a Modena, lì ha conosciuto mio papà che è della montagna emiliana, quindi io metto insieme lo spirito sardo di mia madre e quello montanaro di mio padre. Qui mi sento a casa, ho avuto parenti a Tempio e per un po’ sono venuto spesso: quando poteva mia madre scappava qui per incontrare i fratelli e le sorelle».

E come trova la Sardegna di oggi rispetto a quella che ha conosciuto da ragazzo?

«Credo che comunque sia cresciuta: se penso al turismo, ad alcuni servizi. Ciò non toglie che i gap competitivi si siano un po’ accentuati. La verità è che, con le regole che abbiamo, anche quelle europee, se pensiamo ad esempio a quello che è stato detto oggi sull’Ets (la tassa ambientale imposta dall’Europa alle navi che impatta in maniera forte sulle merci, ndr ), affrontando i temi marittimi e della logistica, noi dovremmo avere una visione unica, con regole uguali per tutto il mondo, altrimenti diventano un problema e i costi lievitano. E se i costi crescono, si va ad acquistare dove si spende meno. Peraltro, su 74 miliardi di euro recuperati dall’Ets, 14 vanno a finanziare la Commissione europea».

Oggi, il presidente della Confindustria nuorese Pierpaolo Milia ha insistito molto sui costi dei trasporti e dell’energia.

«Io credo che se abbiamo un costo così alto per l’energia nel Paese, ovviamente diventa ancora più alto nelle isole, quindi è una delle cose sulle quali metter testa. Capisco che le rinnovabili aprono un tema di sensibilità verso i cittadini sardi, però è anche vero che secondo me all’interno di tutta la Sardegna si possono localizzare dei grandi hub in cui concentrare le pale eoliche e il fotovoltaico. La cosa più sbagliata è fare tante piccole centrali, quindi bisogna trovare un territorio che possa essere confacente. E non vuol dire essere la batteria del Paese, ma vuol dire creare le condizioni perché le imprese sarde possano essere più forti, perché se costa meno l’energia i prodotti sono più competitivi. Chi guarda a nuovi investimenti dal mondo cerca infrastrutture e costi contenuti. Il potenziamento delle infrastrutture è strategico se si vuole che le imprese crescano e Confindustria è pronta a proporre un piano industriale per il Paese, da finanziare anche con risorse provenienti dal risparmio privato e dai fondi pensione, per cambiare visione. Lo dico in tre parole: fiducia, coraggio e responsabilità».

Però sull’Isola gravitano molti progetti speculativi e c’è una proposta di legge finora non considerata, seppur firmata da oltre 200mila sardi, che chiede regole sulle aree idonee. Lei che ama la Sardegna sa che ci sono aspetti ambientali e paesaggistici di cui tenere conto.

«Il vero tema è trovare le aree giuste per questi progetti, se mi si dice che il 100% della Sardegna non è un’area giusta, allora diventa un tema ideologico. Abbiamo tante aree industriali dismesse che possono essere convertite. Quindi chiediamo di trovare le soluzioni più consone e che rispettino la volontà dei cittadini».

L’altro tema che oggi viene discusso è la fuga dei sardi, lo spopolamento e il coraggio degli imprenditori che rimangono.

«Non possiamo lamentarci della poca occupazione o della scarsa crescita dell’Isola se non realizziamo le infrastrutture. Ritengo che la priorità debba essere sociale, cioè garantire il benessere di chi lavora nelle nostre imprese. Tuttavia, se manca il lavoro e un’azienda chiude o trasferisce la propria attività altrove, magari nel Continente, la questione diventa inevitabilmente un problema sociale».

È stato inserito in Costituzione il principio dell’Insularità. Però, le cose non cambiano e sui trasporti, merci e passeggeri, soffriamo.

«Confindustria sta facendo un grande lavoro con il vicepresidente della Ue Raffaele Fitto: in maniera seria si sta lavorando per riuscire a far sì che le isole possano abbattere questi divari e rendere il territorio competitivo. Per semplificare bisogna battere sul tema della coesione per eliminare le differenze. Anche quello della mancanza del gas, per l’Isola, è un divario competitivo. Se si farà un progetto sul gas in Sardegna sarà un grande passo avanti per l’industria ma anche per i cittadini».

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

Accedi agli articoli premium

Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?
Sottoscrivi
Sottoscrivi