«Quando si colpisce qualcuno a martellate, lo si fa sapendo che le conseguenze possono essere molto, molto gravi. Non è una protesta, non sono scontri. Si chiama tentato omicidio». Non ha dubbi Giorgia Meloni che, da Torino, chiede alla magistratura di non esitare di fronte alle immagini del poliziotto aggredito da un gruppo di anarchici ieri a Torino. Quell’agente, Alessandro Calista, 29 anni, originario di Pescara, papà di un bimbo piccolo, la premier ha voluto incontrarlo in ospedale per portargli «la solidarietà dell'Italia». Meloni, sempre all’ospedale Molinette, ha visto anche l’altro poliziotto che a Calista ha salvato la vita, Lorenzo, 28 anni. Intanto per l’aggressione c’è un arresto: la Digos ha fermato un 22enne arrivato nel capoluogo piemontese dalla provincia di Grosseto. Deve rispondere di concorso in lesioni personali e violenza a pubblico ufficiale.
Il bilancio
Quella di ieri è stata una giornata scandita dalla conta dei danni e dalle polemiche: in totale sono cento gli uomini delle forze dell'ordine colpiti durante gli scontri scoppiati al corteo per Askatasuna. Oggi la premier comincia la settimana a Palazzo Chigi con un vertice di maggioranza, mentre domani il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ricostruirà la guerriglia urbana in Parlamento. Il 22enne finito in manette è accusato di far parte gruppo che ha brutalmente pestato Calista, accerchiato e aggredito da un gruppo di almeno dieci persone, quindi è crollato a terra, senza più il casco, preso a martellate, a calci e pugni. Il 22enne è stato arrestato con il meccanismo della flagranza differita. C'è anche una denuncia per rapina, perché a Calista sono stati portati via scudo, u-bot e maschera antigas.
Anche alcuni studenti sardi fuorisede, iscritti all'Università di Torino, raccontano di essere stati coinvolti nei tafferugli. «Eravamo a 250 metri dagli scontri, io e un mio amico guardavamo vicini alle inferriate di un parco la situazione», dice Mariangela, 20 anni, all’agenzia Ansa: «Sono arrivati almeno tre lacrimogeni davanti a noi. Io e il mio amico abbiamo iniziato a correre. Le altre persone correvano dalla parte opposta, pensavamo scappassero dai lacrimogeni, invece scappavano dai poliziotti con casco, scudo e manganelli».
Dopodiché, prosegue Mariangela, «in un secondo ci hanno buttato a terra, non so quanto sia durato, ma con gli occhi e la gola a pezzi per i lacrimogeni non capivamo più nulla. Ci pestavano senza neanche guardarci in faccia, pesiamo 40 chili in due. Io li ho pregati di fermarsi. Urlavamo: perché? Stiamo solo cercando di uscire». Poi gli agenti hanno mollato la presa, ma anche il giorno dopo resta lo spavento e la rabbia: «Ci hanno accerchiato - dice ancora Mariangela - probabilmente si sono sentiti forti a picchiare dei ragazzini che cercavano di scappare dai lacrimogeni. Nessuno di noi era armato. Oppure hanno visto la mia bandiera della Palestina e hanno pensato che fosse un attacco».
Le reazioni
«Non sono manifestanti, sono guerriglieri, sono bande armate che hanno come obiettivo quello di colpire lo Stato e chi lo serve», ha tuonato il ministro della Difesa Guido Crosetto, assicurando che «devono essere combattuti come le Br». Il vicepremier Matteo Salvini, che ha telefonato all'agente aggredito, si associa alle parole di Meloni: «Ho letto che, grazie anche al decreto sicurezza voluto dalla Lega, è stato arrestato in differita uno dei delinquenti. Conto però che gli venga contestato quantomeno il tentato omicidio, non le lesioni». Per il presidente del Senato, Ignazio La Russa, l’esito della manifestazione era scontato: «Stento a credere che tra i partecipanti alla manifestazione di Torino ci fossero molte persone ignare dell’epilogo che, per colpa di una nutrita frangia, ci sarebbe stato di sicuro».
Intanto proseguono le indagini per individuare tutti i responsabili, non solo dell'agguato ma della guerriglia che ha messo la città a ferro e fuoco. Nell'immediatezza erano stati arrestati due manifestanti, entrambi italiani di 31 e 35 anni. In ventiquattro, dopo un passaggio in questura, sono stati invece denunciati per reati che vanno dalla resistenza al porto d'armi improprie, dal travisamento all'inottemperanza ai provvedimenti dell'autorità. Sotto sequestro sono finiti sassi nascosti negli zaini, chiavi inglesi, frombole e coltelli..
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