Due milioni e mezzo di metri cubi d’acqua scaricati a mare ogni giorno da quando sul Sulcis si è abbattuta l’ondata di maltempo. L’invaso di Monte Pranu, principale riserva d’acqua del sud-ovest sardo, è al massimo della sua capienza, eppure gli agricoltori del Sulcis non riescono a sentirsi tranquilli e lanciano un appello: «Ogni anno la storia è la stessa: d’inverno si parla di crisi idrica scongiurata, ma poi a fine estate ci sono le restrizioni perché non si trova il modo di conservare questa importante risorsa».
I problemi
Il dramma nei campi si ripete: si subiscono danni da maltempo in inverno e da siccità nella stagione calda. «In questi giorni stiamo buttando milioni di metri cubi di acqua a mare», dice Michele Virdis, agricoltore e consigliere con delega all’agricoltura a Sant’Anna Arresi. «Si potrebbe progettare un altro piccolo invaso per recuperare parte delle abbondanti piogge, ma anche l’allungamento delle condotte fino a Sant’Anna Arresi, dove gran parte del territorio è senza servizio irriguo». Anche ieri le piogge hanno continuato a riempire i due invasi della zona, ovvero Bau Pressiu, nel territorio comunale di Nuxis, e Monte Pranu a Tratalias. «Una soluzione potrebbe essere la realizzazione di altri piccoli bacini in questa zona», dice Michele Pirosu, assessore di Tratalias, dove anche ieri il dato della diga era da record: 52 milioni di metri cubi, ben oltre la capienza autorizzata di 49 (l’invaso può arrivare a contenerne 63).
Il servizio inadeguato
«Servirebbe il collaudo dell’invaso per aumentare la capienza autorizzata», dice Andrea Cinus, allevatore di Teulada, «ma manca la volontà della politica. Un’altra soluzione sarebbe ampliare la rete irrigua fino alla zona bassa di Sant’Anna Arresi e Teulada per fornire acqua anche alle foraggere». I problemi da risolvere sono tanti, ad esempio manca una rete idrica a pressione in alcune zone nelle campagne di San Giovanni Suergiu. «C’è chi, come noi», dice Ivan Garau, agricoltore della zona, «vive a ridosso dell’invaso e di quell’acqua non ne può usufruire. Abbiamo chiesto una condotta a pressione e attendiamo con speranza un provvedimento in accordo tra Consorzio di bonifica e Regione». Conferma Giambattista Massa, agricoltore di Palmas Suergiu: «Basterebbe poco, ci sono le vecchie canalette che si potrebbero sfruttare per far passare le condotte senza ulteriori scavi». Patrizio Cui, di Masainas, sottolinea l’urgenza di trovare una soluzione: «L’acqua è tanta, sta creando anche parecchi danni, e purtroppo la si sta sprecando». Disagi anche per gli allevatori. Martino Crisioni, di Villaperuccio, spiega che in questo momento, «per noi, il grosso problema sono le mancate semine», del foraggio. «Un’annata compromessa».
Una soluzione urgente
Coldiretti Cagliari ribadisce, tramite il direttore Giuseppe Casu, «la necessità di una gestione dell’acqua strutturale ed efficiente, al fine di conservare la risorsa evitando dispersioni inaccettabili. È indispensabile adottare tutte le azioni utili affinché l’acqua venga raccolta e invasata in modo virtuoso, evitando che, tra siccità prolungate e piogge improvvise, si continui a sprecare una risorsa strategica». Secondo Efisio Perra, presidente del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale: «Servirebbe un altro piccolo invaso nel percorso tra Bau Pressiu e Monte Pranu, che potrebbe essere funzionale sia per l’irrigazione nei periodi di secca nella zona di Narcao e Villaperuccio, che a regolamentare il rischio idraulico a valle di Monte Pranu».
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