Sanità.

«Medico, no alle barriere per la scelta» 

Posti disponibili in alcuni ambiti, in altri niente assistenza per migliaia di oristanesi 

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C’è un territorio dove mancano sette medici su tredici sedi previste e un altro, poco distante, dove la copertura teorica basterebbe anche per accogliere pazienti dai paesi vicini che le cure non le hanno. Non è una percezione: è ciò che emerge dall’allegato alla determina sugli ambiti carenti 2026 dell’Asl 5. Nel complesso provinciale le sedi vacanti sono 64 su 145, ma il dato aggregato nasconde una distribuzione tutt’altro che omogenea. Dall’Azienda sanitaria fanno sapere che «cinque medici operano con massimale ridotto a 1.000 assistiti, tutti nell’ambito 1.3» (quello di Oristano), mentre tutti gli altri avrebbero già raggiunto il tetto dei 1.500 pazienti. Una fotografia che, se letta così, sembra chiudere ogni spazio di manovra: se sono tutti massimalisti, la mobilità tra ambiti diventa impraticabile.

I conti non tornano

Eppure i numeri ufficiali raccontano un quadro che merita di essere approfondito. Nell’ambito 2.4 del distretto Ghilarza - Bosa (Bosa- Montresta ), ad esempio, risultano sei medici operativi su otto sedi previste, con 7.126 residenti over 14. In termini teorici, la capienza complessiva potrebbe coprire il bacino locale e lasciare spazio fino a circa 1.800 assistiti provenienti da altri territori. Analogo il caso dell’ambito 3.2 nel distretto Ales - Terralba : sei medici in servizio su otto sedi previste, quindi un bacino 9.000 pazienti a fronte di 7.399 residenti over 14. I 1.601 che mancano potrebbero arrivare dall’ambito 3.1 – Arborea , Marrubiu , Terralba e Uras – che conta sette sedi vacanti su tredici, con poco meno di 21mila residenti over 14. La domanda, allora, è inevitabile: se il nuovo contratto nazionale 2024 consente al cittadino di scegliere il medico anche fuori dal proprio ambito territoriale, perché questa possibilità non si traduce in un riequilibrio reale? La norma c’è.

Scelta negata

Con il ruolo unico di assistenza primaria si può cercare un medico oltre i confini del proprio distretto. Ma entrando nel sito della Asl 5, nella sezione “scelta o revoca” del medico, si viene reindirizzati alla piattaforma ZenteWeb e lì si visualizzano esclusivamente i medici del proprio ambito. Nessuna visione provinciale, nessuna indicazione sui posti disponibili altrove. La mobilità resta, di fatto, sulla carta.

Se tutti i medici fossero effettivamente già a 1.500 assistiti, la capienza teorica non dovrebbe superare il fabbisogno locale. Ma allora come si spiega la differenza tra ambiti con sedi vacanti e altri che, almeno sulla carta, avrebbero invece ampi margini?

Il sindacato

Peppino Canu, consigliere regionale e segretario provinciale Federazione italiana medici di famiglia (Fimmg), conferma che il nuovo contratto «prevede la possibilità di cercare il medico anche al di fuori del proprio ambito».

Sull’emergenza è diretto: «Ci vorrebbe la bacchetta magica. Il problema è l’appetibilità lavorativa: i giovani non vogliono fare questo lavoro. L’unico modo per superare l’emergenza è lavorare insieme e coinvolgere i medici. Sono pessimista: non vedo risposte a livello centrale. Se non si fosse mantenuto il numero chiuso in Medicina, forse oggi vedremmo effetti diversi. Fino ai primi anni Duemila non c’erano quasi massimalisti, c’era competizione professionale».

«Ambiti da rivedere»

Antonio Sulis, presidente dell’Ordine dei medici di Oristano, aggiunge: «Gli ambiti territoriali sono datati e andrebbero rivisti a livello regionale. Siamo a un punto zero: la sanità vive di programmazione, non certamente di improvvisazione. Non ci si è mai seduti a pianificare l’inserimento dei medici nel corso degli ultimi anni, si è tagliato anche sulla formazione specifica in medicina generale».

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