Legge elettorale

FdI non rinuncia alle preferenze 

Gelo leghista. Il Campo largo: «Supertruffa». Rispuntano le primarie 

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Fino al referendum sulla giustizia, le opposizioni andranno avanti col rifiuto secco della legge elettorale proposta dal centrodestra. «Una super truffa», l’ha definita il presidente del M5S Giuseppe Conte. Ora che i No stanno crescendo - è il ragionamento - è stata buttata nella mischia come diversivo, a discuterne si regala una sponda all’avversario.

Premio di maggioranza

Però le forze del campo largo hanno dovuto cominciare a fare i conti con le nuove, possibili regole del gioco. Il primo effetto è un impulso alle primarie: il candidato premier dovrà essere indicato nel programma della coalizione, quindi non sarà possibile incoronare il leader del partito che prenderà più voti. La segretaria del Pd Elly Schlein ha da tempo dato la sua esplicita disponibilità a confrontarsi con le primarie. E anche Conte non ha mai chiuso: «È un criterio che non escludo, ma io non escludo alcun criterio». L’alternativa sarebbe un accordo fra le forze dell’alleanza e al momento quella strada non sembra in discesa. L’altro effetto delle nuove regole sarebbe la spinta a presentarsi in coalizione: quella che vincerà superando il 40% avrà in dote 70 deputati. Per la verità, per il Campo largo la strada dell’alleanza appariva già tracciata, ma il cospicuo premio di maggioranza è un motivo in più per percorrerla. Anche perché, malgrado le prime proiezioni diano il centrodestra favorito dalle nuove regole, le forze di centrosinistra stanno facendo i conti e, sulla base anche dei risultati del voto proporzionale delle Europee 2024, considerano la partita aperta. Ancora di più se anche Azione entrasse nell’alleanza. Per il momento, però, Carlo Calenda pare più interessato alle possibilità offerte da un soglia di sbarramento piuttosto bassa: il 3%. «Con la nuova legge - ha detto - lo spazio per la costruzione di un fronte liberale, riformista, popolare ed europeista indipendente aumenta».

Le «consultazioni»

Intanto da FdI, il giorno dopo l’intesa che ha portato a depositare la proposta del centrodestra, rilancia sulle preferenze. Il partito della premier non rinuncia a una «battaglia storica» e presenterà un emendamento per reintrodurle, confidando di riuscire a trovare «una maggioranza in Parlamento», visto che «non siamo riusciti a convincere» la coalizione. Un tentativo che potrebbe trovare adesioni pure a sinistra, stando alle dichiarazioni ufficiali. Anche se, a taccuini chiusi, i pronostici dei più prevedono che non sopravviveranno al voto segreto in Aula. I deputati dovrebbero arrivare ad esprimersi sul punto perché l’intenzione sarebbe quella di non porre la fiducia sulla legge elettorale, almeno nel primo passaggio che con ogni probabilità sarà alla Camera. Lasciare spazio al dibattito in Parlamento, è il mantra, magari anche con le «consultazioni» evocate dal responsabile organizzazione di FdI, Giovanni Donzelli. Anche sui punti sollevati dai costituzionalisti, in particolare il meccanismo del ballottaggio, la maggioranza sarebbe pronta ad accogliere «miglioramenti». Ma per ora sulle preferenze - fatta eccezione per Noi Moderati e Udc che hanno annunciato loro emendamenti - le risposte degli alleati a Donzelli sono tiepide (FI) o assenti (la Lega).

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