Politica

Boss nell’Isola, lo scontro si infiamma Nordio: «Regione informata da anni»  

Alle 11 la protesta a Cagliari contro il 41 bis: «No alla servitù carceraria» 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

A poche ore dalla mobilitazione in piazza Palazzo a Cagliari contro il 41 bis, il ministro Carlo Nordio difende con fermezza il piano che prevede l’arrivo nell’Isola dei detenuti in regime di carcere duro.

Lo scontro con la Regione è aperto. Il ministro della Giustizia, in una risposta scritta a un’interrogazione dei senatori del M5S Sabrina Licheri ed Ettore Licheri, ha sottolineato come la destinazione Sardegna per i detenuti al 41 bis faccia parte di un iter avviato dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria nel 2011, con «interlocuzioni istituzionali» e «un coinvolgimento del territorio già attivato negli anni». E che «ci sono 2.448 detenuti nell’Isola su una capienza di 2.583 posti, esclude un sovraffollamento».

La risposta

Il ministro Nordio evidenzia inoltre «che si tratta, peraltro, di un piano di razionalizzazione nazionale dei circuiti detentivi che coinvolge diverse regioni, non soltanto la Sardegna. La presenza di sezioni 41-bis a Nuoro e Sassari, così come quella di sezioni analoghe in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Abruzzo, Lazio e Umbria, conferma un disegno coerente e non episodico dell’Amministrazione».

Una replica, quella di Nordio, che precede l’odierna mobilitazione in piazza contro «la nuova servitù carceraria», davanti alla sede della Prefettura di Cagliari, prevista per stamattina alle 11 in piazza Palazzo. A lanciarla la presidente della Regione, Alessandra Todde, «contro la decisione del Governo di destinare all’Isola 3 dei 7 istituti penitenziari italiani esclusivamente dedicati al regime di 41-bis». E con il preannuncio di una forte partecipazione.

La mobilitazione

Il presidio di oggi è stato organizzato per contestare una scelta ritenuta «sproporzionata e calata dall’alto, che assegna alla Sardegna quasi la metà del sistema nazionale di massima sicurezza, senza un adeguato confronto istituzionale e senza una valutazione pubblica degli impatti sociali ed economici», è spiegato in una nota. «Non è in discussione la lotta alla criminalità organizzata, ma il principio di equità e di rispetto dell’autonomia speciale».

Tra le richieste che saranno formulate la sospensione delle decisioni esecutive, l’apertura di un tavolo Stato-Regione e criteri nazionali equi nella distribuzione delle strutture di massima sicurezza. «La Sardegna non chiede privilegi. Chiede rispetto», dice il coordinamento che ha organizzato la mobilitazione.

I dettagli

Nella risposta di Nordio anche una spiegazione sul carcere di Badu ‘e Carros. «La riorganizzazione della Casa circondariale di Nuoro comporterà una riduzione della capienza complessiva da 378 a 110 posti, determinando un impatto positivo sul sistema sanitario regionale, anche in relazione al rapporto tra popolazione ristretta e popolazione residente», i numeri evidenziati dal ministro.

«Si richiama», prosegue Nordio, «altresì, che con nota del 20 maggio 2014 il Dap aveva già provveduto a comunicare alla presidenza della Regione autonoma della Sardegna l’apertura dell’istituto penitenziario di Cagliari Uta nell’ambito della definizione del circuito regionale ai sensi dell’art. 115 del d.P.R. n. 230/2000, precisando in tale occasione che l’istituto sarebbe stato dotato di una sezione destinata a detenuti sottoposti al regime speciale di cui all’art. 41-bis, con 92 posti complessivi, analogamente alla Casa circondariale di Sassari».

Il caso

Alla protesta di Cagliari attesa la partecipazione del presidente del Consiglio regionale, Piero Comandini, di partiti, comitati e oltre un centinaio di sindaci, così come di cittadini, associazioni, organizzazioni sindacali, realtà produttive, culturali e studentesche.

A sostegno anche la provincia di Nuoro: il presidente Giuseppe Ciccolini ha convocato il Consiglio provinciale, in forma straordinaria, proprio in piazza Palazzo per «ribadire la necessità di un confronto serio, trasparente e condiviso su decisioni che hanno ricadute concrete sulla realtà locale e sull’equilibrio del sistema penitenziario».

Duro anche l’attacco del senatore del Pd Marco Meloni: «Nordio, dopo aver rassicurato per mesi la Regione Sardegna, affermando che nulla era deciso, cambia totalmente registro accampando confuse ragioni tecniche», afferma. «Non è certo la prima volta che si contraddice platealmente, ma stavolta deve sapere che sarà la piazza di Cagliari e il sentimento di un’intera Regione a opporsi a un provvedimento insensato, assai pericoloso e che viola un preciso dettato costituzionale».

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

Accedi agli articoli premium

Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?
Sottoscrivi
Sottoscrivi